lunedì, 19 maggio 2008

nel subconscio dell'italiano medio ci deve essere qualcosa di particolarmente consolidato, quando deve festeggiare oppure esprimere dolore lo deve fare sempre rompendo, oltre che i coglioni, anche qualcosa di tutti e più è vicina alle necessità di tutti più è un obiettivo premiante.

TIFOSI - Fra i tifosi feriti, un interista 21enne che si è bucato una mano scavalcando un cancello e tre parmigiani: due di loro , uno di 47 e uno di 34 anni, sono stati colpiti alla testa. Il terzo è stato ferito alle mani. Dopo la partita i tifosi dell'Inter, per festeggiare, hanno devastato l'asilo «Fantasia» in via Pezzani, a fianco dell'ingresso della curva ospiti. Hanno spaccato le finestre, rotto i vetri e divelto alcuni alberi: nello spazio esterno della scuola materna sono state divelte panchine, rotto un gazebo, e spaccato l'impianto di illuminazione. E' stata anche forzata una finestra.

In fondo bastava inviare una serie di messaggini al Presidente d'Italia, BAUSCIA Primo, ricordandogli le esternazioni di qualche tempo fa con cui rassicurava i suoi fans sullaChampions, visto che lo scudetto non era più masticabile!

Speriamo che le previsioni per l'azienda Italia siano più vere... 

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categoria:politica, calcio, auguri, arroganza, governo, avanspettacolo
lunedì, 19 maggio 2008

No, non alludo al terremoto cinese o a qualcuna delle tante amenità terribili che arrivano dalle news, più semplicemente mi riallaccio ai tremendi terrori vissuti in questi giorni in Liguria in sintonia con la passeggiata turistica dell'uomo in bianco, che da Roma si è recato in quel di Genova e Savona per visitare il suo amato Bagnasco.

I particolari dell'evento li prendo da un blog più che degno di fiducia e sempre ottimamente documentato

Tremilaseicento uomini per garantire la sicurezza. Un milione e mezzo di euro per l’organizzazione dell’evento. Spazio aereo interdetto al volo. Strade bloccate. Traffico praticamente paralizzato. Un migliaio di cassonetti dell’immondizia tolti dalle strade perché anche l’immagine vuole la sua parte.
La cucina e i cuochi del ristorante più famoso della città prelevati e trasportati sulle alture, nei pressi del santuario dove si celebrerà la cena di gala con le autorità. E, last but not least, sospensione di tutti i ricoveri e rinvio delle operazioni chirurgiche programmate negli ospedali, dove il personale è allertato per accogliere eventuali emergenze.
Il tutto secondo un piano allestito e coordinato addirittura dalla Protezione civile e dalla Gendarmeria Vaticana.

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Naturalmente la SUA SANTITA' Benedetto 16 ha avuto l'occasione per esprimere i propri sentimenti di affetto nel modo così dolce che gli è abituale, forse leggermente condizionato dal ricordo napoleonico:

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SAVONA - ''Il coraggio di affrontare le sfide del mondo, come materialismo, relativismo e laicismo, senza cedere a compromessi e disposti a pagare di persona". Questo il pontefice chiede ai cristiani, a partire dall'insegnamento di Pio VII, il papa imprigionato da Napoleone a Savona, dove Benedetto XVI ha iniziato la sua visita pastorale in Liguria.

***

Come sempre c'è chi approfitta per manifestare il proprio sarcastico commento, ma è una pianta che non potrà allignare ancora a lungo:

Ecco, Herr Ratzinger, questa mi pare una buona idea, alla buon'ora.

E poi, è veramente disdicevole accettare tutti quei soldi da materialisti, relativisti e laicisti. Vade retro! Niente compromessi!

E persino quando più tardi, a Genova, sotto la pioggia in cinquemila hanno applaudito il Papa in piazza della Vittoria, a Genova. Il Papa ha scherzato sull'insistente maltempo che accompagna la sua visita in Liguria. Ma nella parole usate dopo l'Angelus, il pensiero è corso alle vittime delle bombe a grappolo: "Serve uno strumento internazionale forte e credibile per rimediare agli errori del passato ed evitare che si ripetano in futuro". Domani, a Dublino, si aprirà una conferenza diplomatica proprio sui micidiali ordigni: "Prego - ha detto Benedetto XVI - che ne scaturisca una "convenzione che interdica questi micidiali ordigni". c'è stato chi ha ironizzato sulla sincerità di queste dolenti e fattive osservazioni.

Herr Ratzinger, due volte in due giorni, concordo con lei.

Immagino che la sua frase si riferisse alle partecipazioni Oto Melara possedute dallo IOR, ma forse è cosa vecchia, eh?

Non ci resta che pregare.   

Effettivamente non tutto è stato perfetto a livello istituzionale, c'è stato chi, come il sindaco di Genova, ha voluto ribadire posizioni inevitabilmente perdenti. Lo dice la realtà dei fatti, lo dicono le continue rassicurazioni del nuovo governo, in fondo ci sono cinque anni a disposizione per innovare e rinnovare nel senso anche delle paterne osservazioni del Papa alle maestranze dell'Ospedale di cui Bagnasco è, in qualche modo, il padrone.

Ieri, mentre a Savona Bendetto XVI incontrava la città e ammoniva che "non bisogna scendere a compromessi contro il laicismo", il sindaco di Genova Marta Vincenzi partecipava ad un presidio di donne in difesa della legge sull'aborto: "Difendo la laicità dello Stato", ha detto il sindaco del centrosinistra. "La 194 è una buona legge. Ho un passato di lotte non per l'aborto ma per il diritto delle donne a non morire tra le mani delle mammane. E' importante che la Chiesa parli nel dibattito politico e collettivo, ma è altrettanto importante che i politici assumano le loro decisioni senza fare riferimento a quello che dice la Chiesa. Non trasformiamo l'etica in un campo di lotta politica".

Una polemica a distanza tra il sindaco eletto nelle liste del Pd e il Pontefice che stamane ha visitato l'ospedale pediatrico Giannina Gaslini. "Il Papa vi ama", ha detto ai bambini ricoverati. Accompagnato dall'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco che, oltre ad essere presidente della Cei è pure presidente della Fondazione Gaslini per volontà della famiglia che ha voluto l'ospedale, il Pontefice ha pronunciato parole di incoraggiamento per i piccoli degenti e i loro famigliari: "Non perdete mai la serenità - ha detto Benedetto XVI - nemmeno nei momenti più bui". E al personale medico dell'ospedale, il Papa ha suggerito di coltivare una "visione più alta della vita per affrontare efficacemente il futuro".

Per fortuna, si devono esser detti in privato il superiore di Roma e il suo gauleiter italiano, l'Italia non è la Spagna e se anche qualche ministro spagnolo abbaierà (come stanno facendo adesso per le storie dei rom, rumeni e simili), abbaierà alla luna.

L'Italia è piena di "defensor fidei", a cominciare da Roma dove, diciamolo con un sorriso, ci son già gli alemanni, mai cognome fu più allusivo e, nello stesso tempo, rassicurante. 



 

 

 

 

 

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categoria:parole, italia, politica, papa, popolo, coraggio
domenica, 18 maggio 2008

è veramente un posto strano la Grande Britannia, succedono cose strane però alla fine qualcuno si dimette sempre, da noi chissà forse l'avrebbero fatta ministro o, almeno, sottosegretaria.

magari alle politiche familiari! e varato una altra legge apposita a tutela dei funzionari di importante livello (e delle loro mogli troppo vivaci).

LONDRA - Lo scandalo dell'orgia in stile nazi col presidente della Fia Max Mosley si allarga e arriva a toccare anche i servizi segreti britannici. Un agente si è dovuto dimettere dopo la scoperta che sua moglie era una delle cinque prostitute protagoniste del festino.

La call girl (Mistress Abi il suo nome d'arte) non solo partecipò all'orgia che rischia di costare il posto a Mosley, figlio di uno storico caporione fascista britannico: è lei che ha contattato il tabloid News of the World per vendere il filmato sado-maso a luci rosse dove si vede il boss della Formula Uno in azione con le cinque ragazze.

Jonathan Evans, direttore dell'MI5, il servizio segreto per il quale lavorava l'agente dimissionario, ha tenuto informato personalmente di questi sviluppi il primo ministro Gordon Brown e la ministro degli Interni Jacquie Smith. Fonti del governo hanno tenuto a sottolineare che Mosley non è stato vittima di una stangata architettata dalla centrale spionistica: ad averlo scoperto, in cambio di soldi (probabilmente più di centomila euro) è stata la moglie trentottenne dell'agente, non identificato dai media britannici "per ragioni di sicurezza".

Da Repubblica, continua.

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categoria:politica, cronaca
domenica, 18 maggio 2008

credo sia utile, anche per chiarezza nei rapporti con i pochi o molti, per me moltissimi, che spesso passano di qui a leggersi le annotazioni che amo fare e che io ringrazio, siano o non siano d'accordo con quanto scrivo.

Io credo anche che sia necessario intenderci su un agomento base, cioè cosa è per me la politica.

La politica, almeno per me, è uno strumento che serve a raggiungere degli obiettivi all'interno di un gruppo sociale.

Detto questo è quindi inevitabile concludere che la politica è buona se questi obiettivi li centra, altrimenti è una politica cattiva o addirittura controproducente o banalmente velleitaria, di bandiera.

Ma gli obiettivi? Io prescindo dagli obiettivi nella presunzione che dovranno essere coerenti con il concetto che si ha con il vivere sociale e, qualora esistano, con le regole istitutivo del gruppo. Quindi, nel caso uno voglia far politica per raggiungere posizioni di comando nello stato italiano, le regole dovranno essere coerenti con la Costituzione fondativa della Repubblica Italiana, anche nel caso si vogliano modificare parti di quella stessa Costituzione.

E allora gli strumenti della politica non potranno che essere la ricerca del consenso e delle alleanze, che dovranno essere coerenti con gli obiettivi finali.

I fatti mi dicono che le posizioni e le modalità del gruppo che in qualche modo è rappresentato da Travaglio, da Grillo e, troppo spesso, dallo stesso ex direttore dell'Unità e corrispondente di lungo corso Colombo, sono perdenti e, anzi, molto spesso controproducenti. E non sono neppure posizioni politiche o, se lo sono, visti i risultati, sono contrarie a quelli che, secondo me, sono gli obiettivi che dovrebbe porsi un gruppo nominalmente di sinistra.

Contrari perchè, di fatto, hanno mobilitato il voto proprio contro quelli che potevano favorire il successo della, chiamiamola, sinistra. E perchè molto banalmente era la strada più facile.

Gli altri, i destri, erano troppo forti, soprattutto economicamente e negli strumenti di comunicazione, oltre che nella sintonia con i desideri e le paure della maggioranza, e andavano combattuti non tanto con gli slogan, le bandiere e i clamori alla Santoro o le adunate, dove tutte le merde erano uguali, ma operando sul piano organizzativo in modo da selezionare fra i "nemici" quelli meno lontani, se non più vicini.

Se tutto è cattivo, il più forte primeggia, lo capisce anche un cretino come me che, essendo dalla nascita fisicamente più debole, non cerca la gara su chi arriva primo nei 100 metri!

E' una posizione minimalista? certo. Impedisce la palingenesi o, come qualcuno sostiene, non è così che si costruisce una società migliore e diversa. Può essere, ma nell'ultimo caso suggerisco strumenti più omogenei ai loro obiettivi, provino con la rivoluzione dei cuori, delle menti e, se non ci riescono come in parte accadde e tuttora accade a Gesù Cristo, provino con le armi. La violenza, infatti, è lo strumento della non politica e la politica vive nel mondo reale, non nella utopia. 

Già, la sinistra, cosa dovrebbe raggiungere secondo kreben? dovrebbe il più possibile, intanto, cercare di eliminare tutti gli ostacoli e le rugosità sociali ed economiche per permettere, a chi ne ha voglia, di non essere bloccati nella loro vita dalle differenze sociali, economiche e culturali. Contemporaneamente battersi perchè a tutti sia consentito il raggiungimento di quei diritti che la nostra Costituzione esplicitamente dice di voler garantire.

E anche i doveri.

PS: Lo leggo solo ora (7.58), da antico lettore del Borghese, quello serio di Gianna Preda e Longanesi, lo avevo spesso pensato, ma quello era culturalmente un'altra cosa.

"Il Marco Travaglio della destra sono io" stralci de «Il Rompiballe», libro-intervista di Claudio Sabelli Fioretti a Marco Travaglio (il libro, edito da Aliberti Editore, costa 15 euro).

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categoria:politica
sabato, 17 maggio 2008

è solo l'analisi e il racconto di un giornalista, ma c'è materia "a basta" per meditare, ed è ora di farlo, laicamente, senza cioè pre-giudizi, mal di pancia o ideologie, tutte cose che da troppo tempo ha causato orrori ed errori.

e non sono questioni di potere, perchè comunque il potere è chi lo esercita e i chi odierni fanno paura.

Sette giorni Il leader dell’Udc stretto nella morsa tra premier e Pd. Il nervosismo dei suoi e lo spettro delle Europee

Casini in trincea per non sparire nell’«Italiaset» di Silvio

L’ex presidente della Camera ai fedelissimi: mi ha liquidato, come Formigoni, Pisanu e Pera. Vuol stare solo al comando

L’abbraccio di ieri tra Berlusconi e Pier Ferdinando Casini non inganni, il leader dei centristi sa e dice che «Silvio vuole cancellarmi. Ci ha già provato alle elezioni e ora vuole riprovarci politicamente». D’altronde è evidente quale differenza passi tra l’incontro casuale dei due ex alleati alla festa della Polizia, e il colloquio ufficiale del premier con Veltroni a palazzo Chigi, tra i sorrisi frettolosi scambiati da Casini e Berlusconi a piazza del Popolo, e il faccia a faccia di mezz’ora tra il capo del governo e il segretario del Pd. Quella stretta di mano è una morsa che soffoca il leader dei centristi e lo imbriglia, perché il Cavaliere sta usando l’arma del dialogo che l’Udc pensava di avere in dotazione.

Al momento non c’è spazio per Casini nel nuovo gioco, nella nuova «Italiaset », come l’ha ribattezzata: una Mediaset a grandezza Paese che Berlusconi è riuscito a costruirsi con il voto. «Ha più potere di De Gasperi, e fa bene ad aprire a Veltroni, a cercare di tenere il Pd ipnotizzato. Perché dovrebbe rinunciare a fare strike?». L’aveva avvertito Arnaldo Forlani, suo vecchio mentore, che si sarebbe «cacciato nei guai». «Entra nel Pdl», gli disse l’ex segretario della Dc prima delle elezioni: «Entraci e poi ti giocherai la tua partita». «Non è come ai tempi della Dc, la politica è cambiata. Silvio ci vuole inghiottire », rispose Casini. «Tu cerca comunque un accordo». «È lui che non lo vuole». Ora Forlani osserva i pezzi disposti sulla scacchiera, la testa fra le mani: «È una posizione difficile», ha sospirato mentre pensava a come uscire dallo scacco. E il figlio Alessandro, candidato senza fortuna al Senato, sostiene che «ci vorrà un po’ di tempo, ma con un pizzico di umiltà andranno cercate le condizioni per tornare a dialogare con il Pdl».

Proprio quel che pensa Buttiglione. In realtà Casini è deciso a tener fermi i pezzi che gli sono rimasti, e a fronte dei timori altrui non esterna le ansie che lo attraversano, e di cui c’è traccia nei ritrovati colloqui con Follini. Anzi, per dar prova della sua calma, racconta sempre la storia di una «famosa riunione dei dorotei a piazza Cardelli. Allora, a Flaminio Piccoli che s’era agitato contro di lui, Emilio Colombo, che era a capo del governo, rispose così: "Quanto a te Flaminio, se posso darti un consiglio, calma, calma, calma". Poi prese le sue carte e se ne andò». Il fatto è che quella era la Dc, e il potere non passava mai di mano. L’Udc invece deve far i conti con il potere berlusconiano, deve oggi sperare nella benevolenza del Pd—per esempio—per conquistarsi un posto nel prossimo cda della Rai, dove era stata finora determinante negli equilibri tra maggioranza e opposizione. Sono finiti i tempi in cui il Cavaliere rincorreva il centrista Staderini per non aver problemi a viale Mazzini.

Intanto sullo sfondo appaiono minacciose le elezioni europee, l’ostacolo — forse decisivo — da superare con uno sbarramento. Perciò il sorriso del premier ieri non ha tratto in inganno Casini, nemmeno quando si è sentito dire: «Auguri per la nascita di tuo figlio, Pier. Scusami, non te li avevo ancora fatti». «Meno male. Tra un po’ Francesco sarà quasi maggiorenne». Il dialogo misura una distanza che sembra incolmabile. «In fondo—ha spiegato il capo dei centristi in una riunione— Silvio è stato coerente. Voleva liquidare me, ma lo ha fatto anche con i Formigoni, con i Pisanu, con lo stesso Pera. Si è scelto la Lega come alleato preferenziale e gli altri li ha confinati a far tappezzeria. Paradossalmente però, il successo lo mette a nudo davanti agli italiani. Vedremo se riuscirà a risolvere i problemi del Paese».

Ecco la scommessa di Casini, perciò ritiene ancora valido il motto che confidò a un esponente della Margherita alla vigilia delle urne: «Primum vivere». Il resto si vedrà, «perché è vero che il momento è difficile e complicato — ammette Cuffaro— ma bisogna resistere. Di qui a un anno può succedere qualcosa. Il mondo cattolico che sta nel Pdl vive malissimo l’emarginazione, e pezzi della Margherita delusi dal Pd stanno venendo con noi. Certo, lo so, per me è più facile, visto che in Sicilia sto al governo». Appunto. Cuffaro è l’immagine emblematica della condizione in cui versa l’Udc, partito di centro che vive e regna sul territorio insieme al Pdl. Non a caso i veneti hanno stretto una nuova intesa con Galan. Casini si rincuora sostenendo che «in molte Regioni noi siamo determinanti», e che in Veneto l’accordo è funzionale al Governatore per porre «un argine alla Lega». Epperò quell’argine a sua volta ne alza un altro: per i centristi è impossibile aprire varchi per un’alleanza con il Pd. Un punto su cui Casini è stato chiaro con D’Alema. «Noi —assicura—non cederemo al loro corteggiamento e staremo fuori dalle loro beghe interne». Ma allora quale sentiero imboccherà colui il quale tentò di detronizzare il Cavaliere? In «Italiaset» non c’è posto per lui. Berlusconi lo anticipò a un ex dirigente centrista, subito dopo la storica rottura. «Porta questo biglietto a Pier». Sul foglio c’era scritto: «Io non mollerò MAI».

Francesco Verderami

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categoria:politica, bausciaprimo
sabato, 17 maggio 2008

In tutto questo però vorrei segnalare il ruolo importante e decisivo affidato a "striscia la notizia", tanto che i colleghi, forse nel timore che la futura indagata (e collega) fosse altrimenti avvertita, non si rivolgono alle autorità ma alla rubrica televisiva per la denuncia e l'indagine.

Credo che in questo ci sia tutta la dimostrazione della incapacità di gestione delle autorità piccole e grandi, l'estrema e disperata speranza che almeno la televisione intervenga e risolva e la conseguenza è che proprio "quella" determinata televisione sia preferibile a tutto.

Non ci si rivolge più al sindacato, non si avverte il segretario di sezione, non si va dall'assessore o dal primo dirigente. Alcuni non esistono più o sono impegnati nelle beghe interne e, naturalmente, pensano alla carriera propria, alcuni altri non vogliono rogne, hanno altre cose cui pensare, magari come guidare gli approcci di qualche ditta esterna.

Quel che meraviglia poi è il lungo periodo nel quale tutto era O.K., l'intervento dei burocrati addetti e ciechi e fiduciosi delle carte, il codice deontologico così profondamente assimilato dall'interessata.

E gli ordini professionali?  come le stelle, stanno a guardare.

L'urologa smascherata da "Striscia"  arrestata per i certificati medici falsi.
TORINO
In malattia (finta) dal primo giugno dell’anno scorso fino al 2 aprile di quest’anno. In tutto questo tempo il medico Maria Colavita ha avuto il tempo di visitare privatamente pazienti nel suo studio milanese e di partecipare anche a una trasmissione televisiva. Cosa che aveva mandato su tutte le furie i suoi colleghi che l’hanno segnalata a "Striscia la notizia".

Da qui ha preso il via l’indagine che ha portato la dottoressa ai domiciliali, mentre il pm Tiziana Siciliano aveva chiesto il carcere. Nel provvedimento di custodia cautelare, però, il gip Enrico Manzi rileva «la sollecitudine e l’estrema precisione» dei militari della Guardia di Finanza di Milano, che hanno condotto le indagini, nel raccogliere «tutte le prove della falsificazione» dei certificati medici presentati dalla donna; cosa che, di fatto, ha impedito all’indagata «di disperdere possibili elementi a suo carico». Per questo sono sufficienti gli arresti domiciliari.

Il giudice, nel provvedimento, parla di un «sequela impressionante di falsità materiali ed ideologiche» per evitare anche le visite fiscali a casa dopo che il 31 maggio del 2007 la dottoressa era scivolta dalle scale all’ospedale di Rivoli (Torino) dove lavorava come ostetrica-ginecologa. Al pronto soccorso non le era stata diagnosticata nessuna frattura, ma la Colavita due giorni dopo aveva presentato un certificato a documentazione di una frattura vertebrale. Era successo che la donna, approfittando dell’amicizia con la moglie di un suo collega, aveva usato i suoi timbri per redigere falsi certificati. Altri certificati erano su carta intestata di vari ospedali.

«Le certificazioni false - scrive il gip - sono state idonee a indurre in errore l'Asl presso cui presta servizio che le ha corrisposto lo stipendio per tutta la durata della malattia e hanno condizionato fraudolentemente il giudizio del sanitario dell’Inail addetto al controllo dell’attualità dello stato della malattia». In altre parole si tratta di falso materiale e ideologico, truffa a carico di enti pubblici e induzione in errore di un pubblico ufficiale. «Nei giorni precedenti il servizio di "Striscia" - è scritto nell’ordinanza - si era presentata come concorrente in un gioco televisivo, proprio mentre stava fruendo di un (lunghissimo) periodo di malattia per una patologia (frattura vertebrale) asseritamente invalidante».

Una circostanza che «aveva irritato i suoi colleghi di lavoro» che avevano contattato i curatori di ’Striscià per organizzare un servizio con un finto paziente che «si era fatto visitare nello studio di Milano dove la Colavita, pur essendo in "malattia" per l’Ospedale di Rivoli, svolgeva indisturbata la sua professione di Urologa». La dottoressa si era anche diagnosticata delle «crisi malariche provocate verosimilmente (ma il dato non è certo) a un soggiorno a Zanzibar, presso un villaggio turistico dove ha svolto la sua professione di medico, nonostante fosse in congedo per malattia».
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coraggio, amici e compagni, magari ci salverà il fustigatore dei popoli pubblici, BRUNETTA!
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categoria:politica, sinistra, sindacato, medicina, arroganza, schifo, legalità, avanspettacolo
venerdì, 16 maggio 2008

forse sarebbe bene che si rileggesse qualche pagina del Manzoni, a proposito di grida e di risultati, il Barenghi, un tempo direttore del Manifesto e oggi così contento di parlar male dei "nemici" della sinistra riformista, senza uno straccio di prova!

Bisognava aspettare Giulio Tremonti per riuscire ad ascoltare qualcosa di sinistra, o quantomeno di buonsenso progressista da un ministro dell’Economia.

Eppure il centrosinistra ha governato questo Paese per sette anni, e di ministri intelligenti, capaci e anche progressisti ne ha avuti addirittura quattro (Ciampi, Amato, Visco e Padoa-Schioppa). Ma non è mai successo che uno di loro dicesse quel che Tremonti ha avuto il coraggio di dire ancor prima di essere entrato nel pieno delle sue funzioni. Ossia il coraggio di dire che i sacrifici stavolta toccano alle banche, ai petrolieri e ai supermanager che guadagnano cifre da capogiro.

Demagogia, facile populismo, parole al vento alle quali non seguiranno i fatti? Può darsi, magari il neo responsabile dei conti pubblici non riuscirà a fare quel che ha detto, probabilmente le lobby si muoveranno (si stanno già muovendo) con tutte le loro armate per impedire questo «esproprio proletario» ai loro danni. Ma intanto Tremonti l’ha detto, e non è un caso che nel suo mirino siano finiti due settori (banche e petrolieri) tra i più discussi del capitalismo. Quelli che fanno soldi con i soldi (degli altri) o con il bisogno primario di tutti gli italiani di muoversi, produrre e far muovere le merci. E insieme con loro, quei grandi gestori delle imprese che, pur non essendo affatto parassitari, guadagnano cifre poco sostenibili per l’opinione pubblica.

Se Barenghi avesse pagato il pieno di tasca sua in questi ultimi mesi, avrebbe notatol'andamento dei prezzi dei carburanti non appena noto che si sarebbe votato. Visto che ha gli strumenti in mano (La Stampa ha fior di collaortori capaci di mettere in relazione prezzo al barile "in euro" e variazioni alla pompa), per trasformare una impressione di uno che fa 3/4000 km/mese con la realtà.

E andiamo alla precedente goernatura della coppia Berlusconi/Tremonti per l'analogo andamento e la enfattizzazione della quota di utile che dall'ENI passava nelle tasche dello stato, senza che nessuno facesse bene i conti. In fondo via ENI si tassavano tutti, specie chi non poteva mettere a costo i carburanti e risparmiare anche l'IVA. In quel periodo delle sorellone petrolifere l'AGIP, cioè ENI, era fra le più care e solo con il governo Prodi iniziò, al Self Service, una politica dei prezzi diversi. Vediamo quanto durerà.

Sarà interessante vedere, a proposito di banche, che relazione ci sarà fra ipotetiche maggiori fiscalità sulle banche, modifiche sui costi/ricavi degli enti tesorieri nei rapporti con l'agenzia delle entrate, piccole (che visti i numeri diventano enormi) variazioni di costo nelle operazioni singole, giorni di valuta on controllati, commissioni di massimo scoperto rimaste praticamente immobili, garanzie sulla non concorrenza garantita, rimborsi nelle anticipazioni e partecipazioni a grandi opere.

Quando i rapporti di mondi complessi, come banche e petrolio, nel controllo della realtà e milioni di "clienti" individualmente deboli ma complessivamenti enormemente grandi, chi perde è sempre il consumatore. Dove vanno a finire quei 4 centesimi di euro di differenza media fra il prezzo alla pompa delle "imprese private distributrici" e i distributori delle multinazionali? Chi accelera o rallenta il controllo delle portate volumetriche corrette delle colonne distributrici (ricordo che una ventata di controlli al Nord metteve in evidenza che quasi uno ogni quattro impianti erogavano, su comando, anche il 5% in meno di quanto espresso numericamente sotto gli occhi di chi faceva il pieno).

Ma è significativo il tono livoroso del Barenghi che, finalmente, poteva sputare sul governo Prodi.

Ma oggi nessuno osa prendersela con Tremonti per queste stesse ragioni, certo non lo si può accusare di essere un bolscevico, al massimo un colbertista no global. E allora applausi e apprezzamenti, finalmente qualcuno che ha il coraggio di colpire chi non è mai stato colpito. Ce l’avessero avuto i suoi predecessori di centrosinistra questo stesso coraggio forse oggi, chissà, Berlusconi non avrebbe vinto le elezioni. Perché magari alcuni milioni di elettori che avevano votato per quella parte politica si sarebbero sentiti rappresentati dai loro eletti e forse, chissà, anche una parte di quelli del centrodestra, ché pure loro fanno mutui, pure loro pagano benzina e gasolio sempre più cari, pure molti di loro non amano chi si arricchisce senza sforzo.

Invece niente, poche parole, pochissimi fatti (la lotta all’evasione fiscale ne è forse l’unico esempio), nessuna suggestione ideale, programmatica, alla fine politica. Potevano quantomeno provarci e pure se non ci fossero riusciti sarebbe stato quantomeno apprezzato il tentativo. Macché, troppo attenti a non farsi sparare addosso, spasmodicamente sensibili a qualsiasi refolo provenisse da quei settori del capitalismo che li guardavano con sospetto, tragicamente tremebondi di fronte a ogni articolo di fondo uscisse sui giornali, troppo legati psicologicamente al loro passato per non avere paura che qualcuno glielo ributtasse addosso. Basti ripensare a cosa è accaduto dopo quell’infelice e goliardico manifesto di Rifondazione - «Anche i ricchi piangano» - dentro l’Unione: prese di distanza, critiche impietose, condanne morali: noi non vogliamo far piangere nessuno, per carità, ma far ridere tutti. Invece piansero tutti (tranne le banche e i petrolieri) e tra una lacrima e l’altra votarono per Berlusconi (e per Tremonti).

Povero Barenghi, trascinato dal livore nega anche le pochissime cose che questo governo Prodi ha fatto (sotto l'insistenza Bersani), proprio sotto la continua mobilitazione, contro, della cosiddetta sinistra radicale.

E poi c'è una prova inevitabile, i vantaggi che hanno i grandi consumatori di soldi (multinazionali, grandi e medie aziende) qualcuno li pagherà, le disponibilità delle grandi banche italiane a sostenere eventuali ALITALIA o PONTI DELLO STRETTO chi le compenserà?

Prove banalissime, quando un prelievo bancomat di 250 euro ti costa anche due euro e mezzo (1% su soldi propri di chi preleva, secchi, cioè il 360% su base anno) chi ci guadagna? E parliamo poi della portabilità dei mutui, perchè le banche nicchiano tanto? che farà Tremonti su questo argomento? e le banche nicchiano un po' per non rinunciare a un guadagno ma, soprattutto, per difendersi (d'accordo tutte) dalla concorrenza che andrebbe a toccare i valori medi dei tassi. 

In entrambi i casi, banche e petrolieri, tutto si risolverà con un prelievo fiscale apparentemente maggiore su di loro e un aumento più che doppio di costi dei clienti.

In pratica i due quasi monopolizzatori funzioneranno da esattori, indolori in apparenza, come già successo nei precedenti governi Berlusconi/Tremonti.

CHE BELLO SEDERSI SUGLI SLOGAN, SENZA NEPPURE L'AUSILIO DELLA VASELLINA! 

  
 

venerdì, 16 maggio 2008

nella ordinaria incapacità italiana di affrontare i problemi in modo razionale e "pratico",  oltre che concreto, il problema rom, romeni ed etc. (etc. comprende tutte le forme possibili di illegalità) si sta dimostrando il più clamoroso.

Onestamente, non ho molta pratica di vita e di meditazione su questo problema. Ho vissuto in parecchie città e cittadine di varie regioni, gli incontri diretti sono molto lontani nel tempo e sono le solite visioni di qualche donna di età indefinita con un bambino in braccio ed altri attaccati alla gonna colorata e lunga ai piedi, o a crocchi di giovani donne in gruppo altrettanto colorato con qualche bimbo intorno.

Così ricordo che più spesso mi è capitato di incontrarli nell'Italia dal Lazio in giù, specie attorno alle stazioni, un tempo. Oggi non saprei distinguerli nella folla di persone d'aspetto vagamente emarginato, o colorato, che ti passano vicino a chiedere e proporre la scusa per una elemosina. A  cui, onestamente, rarissimamente ho dato ascolto. Per un pregiudizio forse ingiusto, ma vengo da un mondo, da una famiglia sicuramente povera ma che ha fatto del lavoro, qualunque lavoro, lo strumento fondamentale per sopravvivere e, se possibile, raggiungere una dignitosa autonomia.

Crudele stile di vita?, forse, ma l'alternativa è la resa e la dipendenza dagi altri.

Ho letto anch'io le storie dei bimbi rapiti, delle risposte incendiarie, delle affermazioni dei responsabili religiosi e non nelle sedi televisive o della carta stampata. In modo molto italiano la realtà è quella che si vuol rappresentare, non quella che forse è anche solo nata da una valutazione più serena.

ROM: MIGRANTES (CEI), NON E' VERO CHE RAPISCONO I BAMBINI

"Non c'e' un caso dimostrato in Italia, a detta anche delle Questure, che dietro il rapimento di bambini ci siano rom e sinti". Lo afferma don Federico Schiavon, il responsabile per la pastorale dei nomadi della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei. In un'intervista diffusa dal Servizio Informazione Religiosa della Chiesa Italiana, il sacerdote denuncia un'ondata preoccupante di "attacco ai rom che ha portato a un clima avvelenato nei loro confronti facendoli diventare il capro espiatorio di insicurezze e paure". Secondo il sacerdote ora "sono le comunita' nomadi a sentirsi minacciate e insicure".   

E poi cominciano ad arrivare notizie di segno opposto, con il dubbio che queste notizie ci fossero anche nel passato ma che non fossero segnalate forse perchè si "doveva" ignorarle o per disonestà culturale o perchè non di moda.

Romena stuprata dentro al center
Roma, arrestato l'aggressore

ROMA - Una giovane romena è stata aggredita e stuprata da un 39enne italiano, A. A., che è stato arrestato dagli agenti della mobile. La ragazza, dipendente di una cooperativa di servizi, aveva appena iniziato a fare le pulizie in un call center in zona Vescovio quando è stata aggredita alle spalle da un uomo che, minacciandola con un taglierino, l'ha costretta a subire violenza sessuale. Subito dopo la violenza, la donna ha chiesto soccorso in un bar poco distante dal call center e ha chiamato la polizia. Le indagini, immediatamente avviate dalla Squadra Mobile, hanno consentito di identificare l'aggressore che è risultato essere il convivente della responsabile della cooperativa dove lavora la giovane.

Da che mondo è mondo, il superiore, il più nobile, chi ti da un lavoro o un suo famiglio o parente o figlio ha concupito, desiderato, voluto che la sua superiorità fosse confermata dal "possesso" anche violento dell'oggetto del suo dominio. Non per niente nell'Italia borghese così felicemente rappresentata nell'Italia e nell'Europa del 1800 e di molta parte del 1900 la "serva", specie se ancora quasi bimba e appena arrivata nella famiglia in cui doveva servire, veniva velocemente usata per il disvezzamento dei giovani virgulti o per la consolazione degli stanchi e appassiti lombi del padrone di casa.

Così come certe follie incendiarie e violente contro le persone e i campi di questi ospiti indesiderati richiamano alla memoria altre esplosioni di donne urlanti in difesa di figli e mariti che la polizia cercava di arrestare. Ognuno difende  il proprio orticello illegale, sia questo un ordine professionale o un quartiere non solo napoletano in cui nessuno deve entrare per non rompere l'equilibrio del microsistema.

Certo in quest'ultima frase c'è un ricordo personale difficile da scordare: uno scippo da parte di due giovani, belli ed eleganti ragazzi in una strada di Napoli quasi centro in pieno giorno, uno scatto a rincorrerli, nonostante la mia gamba e mezzo con esito quasi raggiunto,  e lo schierarsi, di un gruppetto di onesti cittadini che stavano gustanto da un carretto una qualche specie di frutti di mare, a tagliarmi la strada per consentire la fuga e la scomparsa dei contradaioli.

E allora tutti disonesti, nessuno disonesto? No, certo no, ma se illegaltà e pericolo sociale esiste, allora affrontiamolo seriamente, non solo con la moda del momento, anche per far capire alle forze, dell'ordine, che loro sono socialmente utili anche contro altre forme di illegalità, senza che per questo debbano correre rischi di blocco di carriera o di trasferimento.

Tornando all'argomento iniziale e volendo conoscere per agire o anche solo farsi un'opinione, c'è una interessante serie di articoli, che vale la pena di leggere.Sono in più puntate, sono 10/20 minuti utili per cominciare a farsi un'opinione, anche solo per capire che da altre parti si cerca da tempo di fare qualcosa, e non solo nel modo combustivo alla nazista, con risultati i più diversi. Dategli una scorsa o, semplcemente, segnatevi i link delle varie puntate.

giovedì, 15 maggio 2008

si sono riuniti, hanno discusso, qualcuno ha quasi ammesso che non tutto è andato per il meglio, approvate in fondo le funzioni svolte da quelle posizioni "culturali" che servono a svolgere una funzione "lievitante" all'interno dell'impasto di farine provenienti dai più vari cereali, che in fondo è il PD.

A parte Parisi (e pochi altri). Ho però il dubbio che solo Parisi ami Parisi.

 «Veltroni ha riconosciuto l'importanza delle fondazioni e la necessità che non possano essere considerate in alcun modo fatti di corrente o di gruppo, ma – ha risposto D'Alema - iniziative autonome e tuttavia utili ad arricchire un partito moderno». Proprio D´Alema è intervenuto sull´incontro che si svolgerà venerdì tra Veltroni e Silvio Berlusconi. «L'importante è che questo dialogo sia produttivo, che dia risultati per il Paese - spiega D´Alema - Noi abbiamo fatto una nostra campagna elettorale, abbiamo indicato le nostre priorità e auspichiamo che il governo agisca per affrontare le condizioni di vita degli italiani più poveri e riduca la pressione fiscale sui salari. Era quello che volevamo fare se avessimo vinto le elezioni, se lo si può ottenere da questo governo, bene».

«Ho trovato convincente l'introduzione di Veltroni - dice D'Alema - mi sembra che anche sulla questione su cui c'era stata discussione - il rapporto tra vocazione maggioritaria e il tema delle alleanze - Walter ha dato una risposta equilibrata e convincente». «In particolare - aggiunge D'Alema - mi sembra importante l'indicazione che lui ha dato sulla costruzione del partito: radicarlo nella società e condurre un'opposizione chiara, ferma, civile come è giusto che sia nella dialettica tra maggioranza e opposizione. Credo ci sarà molto da lavorare, questa è una buona partenza che può essere condivisa». D'Alema definisce «giuste» anche le parole pronunciate sulla sinistra: «La sinistra non è in Parlamento, ma bisogna tenerne conto. Ovviamente senza snaturare la natura riformista del Pd».

Stesso pensiero sulla sinistra è espresso da Pierluigi Bersani che dice che «un messaggino politico alla sinistra va dato se vogliamo lavorarci». «Un partito a vocazione maggioritaria, se intorno ha il deserto, non avrà mai l'acqua se non costruisce canali di irrigazione», aggiunge Bersani. L´esponente del Pd parla anche del governo ombra: «Non si aspettino che andiamo in ferie». Bersani spiega che il governo ombra incalzerà Berlusconi a ogni occasione. «Il governo ombra ha funzionalità come lavoro di partito e di gruppo parlamentare, non sfugge poi che c'è anche un elemento di metafora, è un governo fatto da chi ha governato e da chi saprebbe governare se non fa risse, demagogia e ha le sue idee», ha aggiunto l'esponente dei Democratici. Secondo il ministro ombra dell'Economia, poi, «dietro a questo buonismo di Berlusconi c'è un elemento di timore, c'è la paura di fronte ai problemi del Paese e alle sfide evocate. È un atteggiamento a guscio, rispetto al 2001 quando voleva fare la rivoluzione ora Berlusconi si è ripiegato su se stesso».

Da L'Unità

Francamente appare sempre meno comprensibile questo clima alla volemose ben, ho l'impressione, spero, e soprattutto mi auguro che siano quelle finte e quelle mosse iniziali che dovrebbero illudere o spiazzare l'avversario.

Ma, aiutatemi, c'è veramente un avversario?

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categoria:politica, realtà, governo, opposizione
giovedì, 15 maggio 2008

come sempre succede, signora mia, più passano gli anni più non si capisce niente.

Nel nuovo governo PD + PD (L) sarà bene guardare alla (U)DC per capire qualcosa di opposizione.

Si dovesse esprimere un’opinione sulla base di mezze notizie e sensazioni, diremmo che un percorso del genere pare già soppesato sia a destra che a sinistra in tutti suoi pro e in tutti i suoi contro. E che l’analisi del futuro possibile, piuttosto che raffreddare, abbia rinsaldato il feeling tra il leader del Pd e il capo del governo (che altrimenti ieri difficilmente si sarebbe permesso, dopo avergli espresso gratitudine, di scherzare con Veltroni definendolo nell’aula di Montecitorio «il leader dello schieramento a me avverso»...). «Allora ci vediamo a pranzo questo fine settimana per discutere di riforme», ha infatti poi annunciato il premier, non facendo nulla per nascondere l’improvvisa sintonia. Che ovviamente, oltre a comportare rischi seri per il Pd, non piace a tutti. Ieri, per esempio, col solito stile diretto, Europa - quotidiano vicino a Francesco Rutelli - ha scoperto l’altarino: «Se il Cavaliere pensa di inaugurare così una stagione destinata a chiudersi con l’ascesa al Quirinale, si illude: il suo marchio sulla storia patria rimarrà quello di un innovatore, ma anche dell’uomo della rottura e del rancore... Troppe ferite per ambire a rappresentare una nazione». Già, troppe ferite. Anche se molti medici sono già al lavoro per tentare di rimarginarle...

DA La Stampa

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