lunedì, 23 novembre 2009

intanto l'intera maggioranza, almeno così sembra fatta eccezione per Brunetta un po' di AN e qualche sbuffo di Lega, per il Ministro Tremonti. A partire addirittura dal nostro PdC che veleggia nei paesi arabi (usa ancora la Danza del Ventre?).

eppure solo una settimana fa sempre quel PdC combatteva per l'IRAP (e poco altro, perchè l'Irpef fra gli imprenditori non è di moda, loro ci hanno i kommercialisti capaci e se non bastano ci sono gli scudi  di tutti i generi e stili).

fra i più preoccupati poi sembra ci siano i nostri Vescovi, anzi addiritura  Vaticano con Bertone (B 16 incazzato?)  e simili che si mimetizzano dietro all'invito alla non guerra fra maggioranza e opposizione

22-11-2009 - 15:37 Vaticano:Bertone rilancia appello Cei, politica deponga armi (ANSA) - ASSISI, 22 NOV -

Il segretario di Stato Vaticano, card. Bertone, rilancia l'appello al 'deponete le armi' rivolto dalla Cei a maggioranza e opposizione. Celebrando ad Assisi il decennale della riapertura della Basilica di San Francesco, devastata dal sisma del 1997, Bertone ha chiesto che le 'tante promesse' sulla ricostruzione in Abruzzo 'diventino realta' e non rimangano solo parole'. ANSA

E mentre strigliano e invitano alla pace, vanno pesi anche sull'Abruzzo, nonostante sia saltato fuori qualche giorno fa che anche molti soldi del 5 per 1000 dato allo Stato, per lo Stato, sia diventato di Chiese e Conventi.

Ma, alla fine, meno  male che c'è Casini che si peoccupa della GALERA, quella del suo grande amico, anche se non mi pare che nelle Chiese si facciano novene. Magari saranno anche gli stimoli siciliani?

22-11-2009 - 16:18 Casini, il Pdl non sfasci tutto e accetti il mini-lodo (ANSA) - ROMA, 22 NOV - Casini lancia un appello al Pdl affinche' accetti la sua proposta su una legge ponte sul legittimo impedimento, una specie di 'mini lodo'. La maggioranza - afferma il leader dell'Udc - eviti di 'sfasciare' la giustizia con il ddl sul processo breve. Secondo Casini la legge 'e' molto piu' onesta, leale e trasparente ed evita lo sfascio del sistema giudiziario italiano' che ci sarebbe con il processo breve.

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categoria:vaticano, politica, abruzzo, maggioranza, governo, bausciainmerda
domenica, 22 novembre 2009

che forse non vado al cinema da Ultimo Tango o dal Portiere di Notte della Liliana Cavani, tuttavia se quel che dice La Stampa è vero ed accettabile sono CONTENTO, MOLTO CONTENTO.

forse, chissà, si comincerà il pluralismo vero, quello che è determinato dalla fine dell'epoca dei santoni, dei decisori dell'estetica ufficiale, dei tuttologi che per difendere il ruolo in commedia devono per forza intervenire anche dove capiscono meno che nel cinema: in politica.

Ci hanno provato, i gazzettieri, a fare del Torino Film Festival una storia raccontata da un idiota, piena di rumore e di strepito; i festival del cinema - e la politica, e lo sport, e il resto - oggi si raccontano così, e devono essere così. Altrimenti non sono. Hanno montato la «polemica» («polemica» è la parola chiave, nel corrente vocabolario di trecento parole) con Roma sulle prossime date dei Festival (balle: il problema al pubblico interessa pochissimo, anzi nulla, e il Tff è un festival di pubblico).

Hanno montato la «polemica» sulla mancata ospitalità al film «La prima linea» (balle: ha deciso così la produzione). E hanno montato altre polemiche che erano altre balle, ma non vorrete mica che sprechi queste poche righe solo a fare il conto delle balle?

La notizia vera - tra tante balle - è che il Torino Film Festival è stato un bel festival. Ma bello davvero: pieno di spettatori, e di spettatori contenti, che hanno visto buoni film (magari cristonando per le code troppo lunghe); e pieno pure di critici cinematografici, contenti anche loro (persino un critico cinematografico è contento, se vede un buon film).

Un bel festival fatto da un direttore molto civile, Gianni Amelio, che con il passare dei giorni è diventato pure simpatico, e ha rivelato insospettate doti di humour; e che soprattutto ha scelto dei buoni film, il che - mi assicurano tutti gli esperti di festival - è una cosa piuttosto importante, per un festival.

Ed è pure riuscito, Amelio, a farsi bastare i soldi, sempre meno, e a giocarsi alla grande i pochi ospiti di nome che aveva; e lì è stato pure fortunato, perché si è trovato tra i piedi Benigni gratis et amore dei. Ciò aiuta a conquistare titoli sui giornali, specie quando non ti chiami Nanni Moretti.

E, a proposito, è persino riuscito, Amelio, nell’impresa impossibile di far dimenticare (beh, quasi...) Nanni Moretti, senz’altra trovata se non quella di fare un bel festival. Dirò di più: un festival normale. Cosa di cui gli siamo profondamente grati.

Ci stavamo dimenticando di quant’è bella una cosa normale.

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categoria:italia, politica, italiacheva
domenica, 22 novembre 2009

UOMINI...

Si fanno i conti sui tempi di approvazione del processo breve. Che non si presentano rosei per via degli incastri tra il ddl e la Finanziaria. I capigruppo non nascondono i timori. È incerto che ce la si faccia al Senato prima di Natale. Alla Camera non ci sarà l'ok prima di metà di febbraio. Non si può escludere un terzo passaggio.

A questo punto Berlusconi ipotizza di ricorrere a un decreto legge. Alfano lo interrompe e gli dice: "No, questo non so se lo possiamo fare".

Il Cavaliere perde la calma e lo aggredisce:

"Tu forse non hai capito l'importanza della questione che stiamo affrontando. O noi risolviamo questo problema subito, oppure tu te ne vai, perché sappi che ci sono molti altri che possono fare il ministro della Giustizia al posto tuo".

Gelo e imbarazzo intorno al tavolo. Ma la colazione prosegue.

Ma i siciliani non sono uomini d'onore? Non so se un capo mafia si sarebbe permesso di far perdere così la faccia a uno dei suoi, forse l'avrebbe fatto solo sparire. Questo qui deve umiliare e per i suoi, ridotti a puro manipolo mercenario, non resta che soggiacere!

 

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categoria:politica, giustizia, bausciainmerda
domenica, 22 novembre 2009

è dura proprio nel momento dei veglioni, dei saluti in società. I vecchi amici socialisti che incontri per le feste, tutti che dicono: e...allora? e tu, poverino, niente! niente su tutta la linea. Poi non avete notato che lo stesso Berlusconi inaugura villette aquilane solo se pagate da qualche regione o provincia, tipo Trento, ed anche all'estero solo vicino casa, un po' di arabia e al massimo Russia. Niente USA, niente CINA, niente Giappone, ci tiene tutti a stecchetto?

niente soldi per tutti, non riesco neppure a comprarmi le scarpe nuove e poi come facciamo fra poco più di tre mesi, che si vota? Comunque non disperate, son già riuscito a convincere quelli del PSE a mandare a culo il D'Alema, riuscirò anche a tagliare le unghie al Tremonti, anche se non riusciamo a spedirlo in Europa! 

MILANO - «Il ministro Tremonti esercita un potere di veto sulle iniziative di tutti i ministri. Un blocco cieco, cupo, conservatore, indistinto». Lo afferma il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta secondo cui finchè c'era la crisi «il rigore conservatore» di Tremonti «ha funzionato» ma ora, sottolinea, «bisogna cambiare passo».

SUL CORRIERE - Intervistato dal Corriere della Sera, Brunetta spiega che tutti i ministri la pensano come lui. «Tutti soffrono per il potere di veto di Tremonti», afferma. «Il Tesoro - aggiunge - esercita un egemonismo leonino, opaco, autoreferenziale. Una iattura. E lo dico convinto di interpretare lo spirito dell'intero governo». Secondo Brunetta, il titolare dell'Economia «non può sostituirsi al Consiglio e al premier Berlusconi: non è questo che vogliono gli italiani».

Il responsabile della Pubblica Amministrazione riconosce tuttavia a Tremonti «il merito di aver tenuto la barra» mentre, da parte sua, respinge l'ipotesi di voler prendere il suo posto.

«Non ho ambizioni personali. Io sto bene qui - assicura - dove combatto una battaglia epocale per la modernizzazione dello stato».

Povero Bunetta, ma non è perchè il Tramonti conosce alla perfezione i buchi nelle mutande del bilancio e non ha nessuna voglia di far contento te giocandosi la carriera futura? 

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categoria:politica, amici, maggioranza, governo, socialismo
sabato, 21 novembre 2009

finora, di cortesie:

ATTO PRIMO, entra sul palco FINI

13:52.- Immigrazione: Fini,chi discrimina stranieri e' uno 'stronzo'

(ANSA) - ROMA, 21 NOV - Per Gianfranco Fini chi usa 'qualche parola di troppo' nei confronti degli immigrati deve essere definito uno 'stronzo'. Non usa mezzi termini il presidente della Camera nel corso di un incontro nel centro 'Semina' con ragazzi, per la maggioranza stranieri tra 8 e 18 anni, dell'Associazione 'Nessun luogo e' lontano'. 'Uso questa parola - si spiega subito dopo Fini - perche' se qualcuno dice che siete diversi la parolaccia se la merita: voi la pensate io la dico'.

***

ATTO SECONDO, una risposta dal fondo

16:03.-Immigrazione: Lega, stronzo anche chi illude immigrati

(ANSA) - MILANO, 21 NOV - 'Fini ha ragione a definire stronzo chi dice che lo straniero e' diverso. Ma stronzo e' anche chi illude gli immigrati', replica Calderoli. Il ministro leghista per la Semplificazione commenta cosi' le affermazioni del presidente della Camera. 'E' infatti una stronzata, per usare il linguaggio di Fini -aggiunge- illudere gli extracomunitari che il nostro e' il Paese di Bengodi e che c'e' lavoro per tutti, visto che il lavoro manca in primo luogo ai nostri cittadini'.

***

chissà se parlavano della stessa tipologia di individui, magari Calderoli aveva ben presente il Principe Ereditario della Lega, al contrario Fini, prosaicamente, non parlava di specie protette. 

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categoria:politica, educazione, maggioranza, imbecilli
sabato, 21 novembre 2009

se fosse questa la lezione?

Nella logorrea che gremisce ogni istante della modernità, dal Grande Fratello a Facebook, il miniracconto è un'oasi felice che si staglia ironicamente sul rumore di fondo della vacuità mediatica. La modernità infatti soffre di un ossessivo horror vacui che la spinge ad avvolgere di parole qualsiasi istante.

Chi sa scrivere una novella di queste dimensioni sa anche alcune cose fondamentali. Per esempio che la vita è breve, che è radiosamente e sconsolatamente semplice. Che, come diceva Voltaire, tutto va per il meglio nel peggiore dei modi o tutto va per il peggio nel migliore dei modi.

Una simile lucidità produce l'ironia che lampeggia nel finale di queste miniature raccolte dal Sole24ore. Tipica quella di Francesca Milano:

"Aspetto da più di un'ora. Come al solito in ritardo. Le auto qui sfrecciano stranamente veloci e il collare troppo stretto." Ma, nel momento in cui si capisce che a esprimersi è un cane, ecco che il collare diventa la metafora di altre invisibili schiavitù.

La semplicità non esclude l'atrocità e, soprattutto, la solitudine di chi si guarda nel cannocchiale rovesciato del racconto ultrabreve. La concisione diventa allora l'espressione di uno stoicismo. Infatti l'acido con cui vengono incise queste storie è quello della morte, che la modernità nasconde con cura dietro una cascata di parole.

"Imbrogliami – mi disse – come fare te lo dico io. Non gli chiesi il perché. Ora lo so. Ma non mi serve più. Sotto un buon metro di terra." (Andrea Masotti).

Il miniracconto è anche una forma di ribellione contro la vacuità di discussioni e dibattiti:

"Il crocefisso veramente stanco scese dalla parete e se ne andò." (Mario Francescato).

O una favola della lucidità:

"Il bambino le si stringeva al collo. Ha pensato a quando crescerà, quando non si abbandonerà più così a qualcuno. Ha provato pena per sé." (Silvia Colangeli )

O una registrazione della quotidianità dell'orrore, che non cessa di esserlo perché è inserito nel rassicurante tessuto delle abitudini.   Alfonso Francia:

"Si staccò dopo esserle venuto dentro. Era riaccaduto, ma non si sentiva in colpa; in fondo erano una famiglia. "Non piangere". "Sì papà".

O una percezione del parallelismo tra le forme di vita apparentemente più lontane.

"Una vita da eterno clandestino. Un fardello, oramai, insostenibile . A schiacciarlo, però, fu la suola di una scarpa. Povero scarafaggio." (David Albert Rosenberg).

La riduzione delle parole si presenta in questi racconti con la scarna eleganza di una folgorazione, ma è il risultato di una voluta rinuncia al superfluo. Una rinuncia essenziale nella lotta per la sopravvivenza della cultura contro l'invasione appiattente dei media. Dice un moralista francese, Joseph Joubert: "Quando non esisteranno più biblioteche e pochi libri saranno risparmiati, si nasconderanno forse i più piccoli, quelli cioè che conterranno, nel minor numero di parole, la maggiore sapienza: come in un incendio, in un saccheggio o in una fuga, si mettono prima in salvo i diamanti."

E' un invito che ho ripreso da Il Sole 24 Ore, forse per sforzarci di costringerci alla essenzialità, almeno ogni tanto.

Per non prendere l'abitudine di rotolarci felici ed appagati nelle nostre stesse parole, inevitabilmente ripetitive e dopo un po' prive assolutamente di senso anche solo per noi.

postato da: kreben alle ore 10:54 | Permalink | commenti
categoria:parole, politica, pelle, pasqua
sabato, 21 novembre 2009

leggere gli articoli di Marcello Sorgi su La Stampa lascia spesso la sensazione che lasciano le unghie quando grattugiano la carta del falegname, quella per cercare di livellare le asperità in modo un po' brusco per la grana più grossa.

era già successo qualche giorno fa quando il killer Schifani era stato inviato a mandare un avviso a Napolitano

E se ha deciso di rompere la corteccia istituzionale che lo ha vincolato finora, e compiere un gesto così grave, non è stato certo solo per lanciare un avvertimento al suo irrequieto vicino di Montecitorio. C’è dell’altro e c’è di più: rompendo il riserbo sulle elezioni anticipate, Schifani ha alzato la mira su Napolitano.

oggi lascia un altro segno nel confronto fra "l'italietta" del dopoguerra e della democristineria e quella così vigorosa, sempre si fa per dire, di oggi.

(...)

Eppure, seppure la storia di Roma è da sempre scandita da scandali e misteri inconfessabili, ci dev’essere una ragione per cui il calendario politico-sessuale di quest’ultimo anno - da Noemi a Brenda - sembra aver segnato il punto di non ritorno. A fare la differenza non è l’assassinio o l’aspetto «noir» del potere, a cavallo tra il Palazzo e la malavita. Il cadavere, infatti, c’era già nello scandalo Montesi di mezzo secolo fa, con la scoperta, sorprendente per i tempi, sulla spiaggia di Capocotta, del corpo nudo di una donna morta dopo un’orgia. Non è il sesso che, in un modo o nell’altro, ha accompagnato la vita politica del Paese, arrivando a lambire il Quirinale degli Anni Cinquanta, e via via Palazzo Chigi, i ministeri, il Parlamento, fino il laticlavio dei senatori a vita. Non sono neppure i trans, ormai entrati con tutti gli onori nella vita pubblica, con una recente, ancorché non duratura, rappresentanza parlamentare, una star del Grande Fratello e gli spot di un nuovo canale satellitare della Rai.

A ben guardare, la diversità sta in questo. I politici del passato - e dei passati scandali -, benché colti a loro volta in un momento di debolezza, restavano fino in fondo politici. La loro vita, le loro giornate e gran parte delle loro nottate erano occupate da riunioni, incontri, attese e da quell’attività, impalpabile, a volte incomprensibile, che attiene al governo della cosa pubblica. Un lavoro che, al dunque, produceva risultati. Magari sbagliati, ma li produceva. I politici di adesso invece sono troppo impegnati a dimostrare che non c’entrano nulla con la politica, che tra l’altro disprezzano. Cosa facciano tutto il giorno - a parte ricoprirsi di insulti in diretta tv - non si capisce. La politica italiana è immobile. A ogni annuncio, segue immancabile la smentita.

lettone

Le due immagini simbolo dell’«annus horribilis» che sta per finire, sono il grande materassone a tre piazze che entra trionfalmente a Palazzo

mutande1

Grazioli, nella casa romana di Berlusconi, e Marrazzo in mutande, filmato mentre scongiura i suoi carnefici di non rovinarlo.

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categoria:politica, merda, avanspettacolo
venerdì, 20 novembre 2009

nel calderone di giochi di sponda che da un po' coinvolgono il nostro improponibile PdC alla platea di cattolici "veri", cioè tali per scelta di vita, sentimenti d'animo e consapevolezza di peccato e di redenzione, mi colpiscono i rivoli di potere che ogni tanto frusciano fuori dagli interstizi.

come sempre è difficile capire se questi siano scarti casuali o semplicemente la parte prevalente del contenuto. Il testo viene dall'Unità ma sembra che qualche verifica arrivi anche dalla BIBBIA de Il Giornale, visione governativa più o meno infeltrita.

Come nel franchismo

Prove di franchismo nel basso Abruzzo? Leggendo i giornali di sabato scorso, e seguendo le abbondanti tracce lasciate sul web, sembrerebbe proprio di sì. Come nella Spagna di Franco, gli atti della nomina di un vescovo ausiliare a L’Aquila porterebbero la firma del Papa ma le decisioni che l’hanno preceduta sarebbero avvenute per esplicita richiesta di Palazzo Chigi e non degli organi preposti dalla Chiesa al delicato compito di valutare l’idoneità dei candidati all’episcopato. Il primo lancio della notizia, un take dell’Agi nel tardo pomeriggio di venerdì 13 novembre, già alludeva al compito del nuovo presule: una sorta di commissario governativo a guardia dei fondi stanziati per la ricostruzione delle chiese abbattute dal terremoto del 6 aprile. Il concetto, arricchito di nuovi dettagli fra cui la «benedizione» di un personaggio importante del governo, veniva sviluppato il 14 novembre in un ampio articolo dedicato all’argomento da Repubblica.

A questo punto, persino nel blog del vaticanista di Il Giornale, generalmente frequentato da ciellini destrorsi ed estetizzanti, sono arrivati una sessantina di commenti tutt’altro che entusiasti. Per i cultori del genere, sempre sul web e sempre sullo stesso argomento infatti, è possibile trascorrere qualche ora allietati dalle voci di un dibattito che rasenta -a scelta- sia il ridicolo sia il tragico già che «l’habemus episcopum» questa volta è caduto sulla testa dei fedeli dal balcone del palazzo del governo.

E non è stato certamente portato all’attenzione di Pietro, come giustizia vorrebbe, dal seno caldo di una comunità ecclesiale. «Sono contento», si è limitato a commentare il sospetto bisognoso di tutela governativa, l’arcivescovo di L’Aquila Giuseppe Molinari, confermando così l’infinita pazienza delle diocesi italiane nel sopportare qualunque ingiuria, compresa quella di essere ciclicamente considerate cassonetti dove depositare gli scarti dell’amministrazione vaticana e della diplomazia pontificia.

Comunque, di fronte all’imbarazzato silenzio dell’episcopato abruzzese (tenuto all’oscuro, pare, al contrario di quanto di solito avviene, della nuova nomina), è giocoforza notare che solo qualche giorno prima, durante l’Assemblea della Conferenza Episcopale Italiana ad Assisi, i responsabili delle diocesi della regione ecclesiastica abruzzese-molisana avevano tentato di consegnare all’opinione pubblica considerazioni ben diverse da quelle che gli uomini di governo continuano a dare sulla ricostruzione del capoluogo abruzzese.

E sono appunto queste, le raccomandazioni che invano hanno tentato di farci arrivare i responsabile delle undici diocesi dell’Abruzzo e del Molise: «Si dica la verità. Non si prometta l’impossibile creando aspettative e illudendo la gente. Non sono ammissibili giochi mediatici sulla ricostruzione e sul post-terremoto. Occorre dire la verità. E poi non c’è solo il dramma de l’Aquila. Gli effetti devastanti del sisma hanno colpito Termoli, Chieti, Sulmona. Nella stessa Pescara vi sono ancora diciassettemila sfollati. Quanto ci vorrà per ricostruire il centro dell’Aquila?»

Sarà stato un caso, ma subito dopo Tommaso Valentinetti, vescovo di Pescara, si è dimesso dalla presidenza di Pax Christi ed è stato sostituto nell’incarico da Giovanni Giudici, vescovo di Pavia. Tommaso Valentinetti prima di fare il vescovo a Pescara era a Termoli, dove lo abbiamo visto, nei giorni del disastro della scuola di San Giuliano, piangere e pregare con i genitori delle piccole vittime. Radio-sacrestia lo ha sempre attribuito in quota Ruini, tanto basti per dire che il manuale Cencelli della Chiesa italiana non pone il Nostro, un biblista, nella lista dei trinariciuti. Don Tommaso è conosciuto solo per essere stato un bravo prete nelle parrocchie dove ha lavorato, un bravo vicario generale a Lanciano, un bravo vescovo a Termoli e un pastore molto amato a Pescara.

Nel marzo del 2006, quando ricevette - come tutti i vescovi italiani - un opuscolo firmato dall’onorevole Sandro Bondi e intitolato «I frutti e l’albero: cinque anni di Governo Berlusconi letti alla luce della dottrina sociale della Chiesa», don Tommaso lo lesse e dopo aver fatto adeguata riflessione lo respinse al mittente con una lettera nella quale diceva: «Vorremmo mantenerci attenti e inquieti (come diceva don Mazzolari), appassionati alla vita reale e quotidiana. Un quotidiano che ci lega ai poveri, alla vita delle nostre famiglie, alla vita dei giovani, alla storia degli stranieri, alla fatica degli educatori, alle attese delle donne, all’impegno della società civile, alla testimonianza delle nostre comunità, all’ambiente che ci accoglie e alla terra che ci nutre, alla dignità di ogni cittadino, alla vita di tutte e di tutti».

È difficile comprendere perché una voce simile - condivisa da tutti i vescovi della regione - abbia bisogno di confrontarsi con un prodotto del sottobosco curiale e televisivo spedito in Abruzzo più come una minaccia che come un incoraggiamento.

spagna 1936

Quando nella Spagna di Franco la Chiesa non ebbe più la forza di opporsi al regime, rinunciò a tutti i privilegi che il franchismo le concedeva. Se in Italia la Chiesa non ha più la forza di sostenere la profezia dei suoi migliori vescovi, forse è meglio che inizi a pensare a come liberare se stessa e i suoi fedeli da una storia che, di compromesso in compromesso, sta accumulando solo brutte vicende.

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categoria:politica, chiesa, abruzzo, cattolici italiani
venerdì, 20 novembre 2009

è esporre i limiti senza pudore, anzi con l'urlo finale:

e me ne vanto!

Ma di chè? L'articolo di Mario Ajello non lascia dubbi: si tratta di aver assegnato uno dei premi "milanesi" più tipici: l'Ambrogino d'Oro.

Milano e l'Ambrogino al bus-galera

Non per essere i soliti quiriti, innamorati dell’Urbe e antipatizzanti verso tutto il resto. Ma Milano, stavolta, c’ha proprio deluso. La più importante onorificenza di quella città, l’Ambrogino, carico di storia e di meriti culturali e civili (a parte il fatto che fu negato scandalosamente qualche anno fa a Enzo Biagi poco prima che morisse), è stata assegnata fra gli altri a un autobus. Come premio al servizio pubblico? Macchè. Il veicolo che ha vinto l’Ambrogino 2009 è il bus-galera dei clandestini.

Funziona così. Gira per la città, e raccoglie a bordo - con l’aiuto della forza pubblica e grazie alla scorta di alcune volanti della polizia - gli stranieri sorpresi per strada senza documenti. Vengono rinchiusi nel bus, che ha le grate da prigione sui finestrini, e deportati fino alla Stazione Centrale. Dove i passeggeri sono sottoposti ad accertamenti: chi risulta essere un immigrato irregolare, viene denunciato in base al reato di clandestinità incluso nel pacchetto-sicurezza da poco approvato in Parlamento.

E l’Ambrogino premia una cosa così? E Milano, città aperta e democratica, si sottopone a questa vergogna, anzi se ne vanta e la ricopre d’onore? Verrebbe da piangere, ma caviamocela così: questo deprecabile razzismo da ultrà rischia di rovinare l’immagine di milioni di razzisti perbene.
 

E, ancor più valido, ma credete veramente che i leghisti siano così da poco per accontentarsi di questo premio, sia pure condito con le lodi a un furgone specializzato in extra-comunitari. 

 

Una piccola annotazione, ma veramente non c'era altro modo per attrarre l'attenzione degli elettori leghisti che fra qualche mese voteranno per il sindaco di Milano?
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categoria:politica, libri, canzoni, diritti, pelle, cervello, cristiani, comunità
venerdì, 20 novembre 2009

ma che belle coincidenze, madama DORE'...

Morta carbonizzata la trans Brenda

Ancora un morto nella vicenda di via Gradoli. Dopo la morte del pusher, Gianguarino Cafasso, a settembre, mentre la trattativa sul video è in pieno corso, il trans Brenda, anche lei coinvolta nello scandalo che ha travolto il presidente della Regione di Piero Marrazzo.

Questa mattina, il suo corpo è stato trovato carbonizzata all'interno di un appartamento, in via Due Ponti. Lo si apprende da fonti invetigative sul posto gli agenti della polizia scientifica della questura di Roma.

La morte sarebbe avvenuta in seguito ad un incendio. La vittima sarebbe stata identificata grazie alle dichiarazioni di una persona accorsa sul posto che ha dato anche l'allarme ai vigili del fuoco. Il rogo si è sviluppato in un locale seminterrato. La procura di Roma ha disposto i rilievi del medico legale, si sta procedendendo agli accertamenti e ai rilievi dela polizia scientifica.

Brenda, trans brasiliano, era stata coinvolta nella vicenda del video con cui sarebbe stato ricattato l'ex presidente della regione Lazio Marrazzo. Il trans era stato sentito dagli inquirenti della Procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta sul ricatto che aveva visto come vittima l'ex presidente Marrazzo.

Pochi giorni fa, l'8 novembre Brenda era stata rapinata e picchiata da un gruppo di ragazzi sulla Cassia: i carabinieri, chiamati al 112, l'hanno trovata ubriaca e con delle escoriazioni, e quando i militari si sono avvicinati il trans aveva cercato di farsi del male da sola sbattendo la testa su un'auto in sosta; portata in ospedale aveva cercato di aggredire i sanitari e si era ferita con delle forbici. Per lei, una prognosi di 5 giorni.

Sicuramente una stravagante coincidenza, del resto nella politica e nella giustizia italiana, e forse non solo, sono molte le coincidenze certamente casuali.

E poi quando ci sono dei dubbi si può sempre ricorrere al segreto di Stato che, specialmente in Italia, non scade mai. Sapremo mai chi per primo ha avuto e gestito quel famoso video?

Di certo c'è che dopo il fatto MARRAZZO si è messa la parola fine a tutte le questioni di escort, di trans e di altre simili allusioni di origine personale.

Una relazione di causa ed effetto sicuramente senza basi scientifiche.

vero? 

postato da: kreben alle ore 08:41 | Permalink | commenti (5)
categoria:politica, paranoie, cronaca, vivere