giovedì, 09 luglio 2009

faccia di tolla

«Non avete raggiunto il risultato che volevate. Auguri». Così il premier Silvio Berlusconi ha risposto ad un cronista di Repubblica che gli chiedeva se davvero l’immagine dell’Italia fosse stata rovinata dalla stampa da lui stesso accusata di remare contro il paese.

CI VOLEVA IL G8 PER TROVARE I SOLDI, 130 milioni di euro, dice lui, entro agosto, gli arretrati e la ciliegina. Poi capiremo a chi li toglierà quando e se li troverà. Per convincere LUI e Tramonti c'è voluto il Papa, la Stampa cattiva e il pipaculo del futuro.
***
Il ritardo c’è, ma l’Italia «verserà i 130 milioni di dollari del Global Fund per l’Africa entro il prossimo mese». Ha poi assicurato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rispondendo ad una domanda anche in merito alle critiche rivoltegli, per il mancato mantenimento degli impegni per l’Africa, da Bob Geldof. Il premier - ricordando comunque le difficoltà attraversate tra crisi internazionale e terremoto in Abruzzo - ha però voluto aggiungere che il governo non solo coprirà il ritardo nei pagamenti delle quote, ma «aggiungerà altri 30 milioni per contribuire al ripianamento delle passività del fondo».
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categoria:politica, avanspettacolo, g8 , bausciainmerda
giovedì, 09 luglio 2009

quel che segue è uno stralcio di vita svizzera con occhi italiani, ma non è poi così diverso da certi angoli di Italia in cui sono vissuto, ho insegnato. Penso che anche altrove sia come nella Bologna di un grande Istituto Tecnico ora da Comunale diventato statale. I ragazzi per un mese in estate inseriti qua e là in realtà lavorative con assicurazione, un compenso o dalla scuola o dall'azienda.

in modo meno formalizzato negli anni 50 e 60 le mamme italiane portavano i piccoli fra elementari e medie a fare il "garzone" dal meccanico, il calzolaio, il falegname, poi la normativa e le abitudini e le modifiche operative delle aziende son cambiate. Il lavoro minorile: eterna balla, dove c'è veramente non si vuol intervenire, altro è abituare i ragazzi a fare gruppo, a sentirsi parte, ad avere un referente adulto che è anche parte del tuo lavoro, capire che spazzare la bottega non è meno importante del lavoro di papà avvocato o medico.

altri mondi? non so. Non so se è più giusto immaginare i ragazzi clienti di suonerie o giochi o ai primi passi di una logica che si dovrà poi conoscere e incontrare.

Caro Beppe,
prendo lo spunto da due lettere recenti, sul tema del lavoro estivo per i ragazzi; ma mi interessa più in generale il lavoro per i ragazzi, indipendentemente dalla stagione. In breve come funzionano le cose qui in Svizzera: i ragazzi vengono messi molto presto in contatto con il mondo del lavoro; già nella "Oberstufe", grosso modo equivalente alla scuola media italiana, si cominciano a dare energici orientamenti al mercato del lavoro, si insegna ai ragazzi come si scrive un curriculum, una lettera di accompagnamento, come si sostiene un colloquio di lavoro, e poi via: prima della fine della Oberstufe i ragazzi debbono trovarsi un apprendistato.

E non è facile: i più richiesti vanno via subito, informatica, elettronica, meccanica, amministrazione, vendite, sono molti i settori in cui i quattordici-quindicenni possono affacciarsi per cominciare a capire cosa significa "lavoro", al di là della generica vaga idea di "quello che fa papà (a volte anche mamma)". Li vedo tutti i giorni: al piano sotto a quello in cui si trova il mio ufficio c'è un centro di formazione per gli apprendisti, dove il viavai di giovanissimi è continuo.

Talvolta sono sorprendentemente giovani, ad esempio stamattina c'era un gruppetto di ragazzini sui dodici-tredici anni, presumibilmente in visita con la scuola per capire come funzionano le cose.

E non va diversamente per i lavori estivi: mio figlio, che per vari motivi ha continuato la scuola in Italia anche dopo che ci siamo trasferiti in Svizzera, finita la terza media sta lavorando in una fattoria, dove lo hanno preso senza fare problemi; porta le vacche al pascolo, pulisce la stalla dei maiali, aiuta nella raccolta delle ciliegie (Zug è un notevole centro di produzione), si rende utile.

Molto meglio che stare a casa a trascinarsi dalla playstation al televisore; passare i pomeriggi su un muretto coi suoi coetanei non se ne parla, perché anche loro stanno in giro per fattorie, officine, negozi, a darsi da fare.

Dimenticavo: i nostri figli sono speciali, questa è roba da ROM o da extra-comunitari. Comunque roba da poveri, da futuri operai.

Anche se sembra così diverso, l'Italia, l'esercito italiano, era diverso dagli altri: anche al fronte la mensa ufficiali era separata dalla gavetta degli altri (tedeschi compresi)!

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categoria:cultura, politica, bambini, scuola, lavoro, società
giovedì, 09 luglio 2009

di capitare su un post di Hermes91 e avere la fortuna di scoprire una interessante raccolta di link freschi freschi con una buona compagnia anche di video illuminanti. In questo modo non solo mi sono risparmiato la fatica (con buona probabilità di insuccesso) della ricerca ma ho anche potuto apprezzare il taglio delle presentazioni che solo l'esser giovani sa rendere immediati e in linea con i gusti.

così mentre consiglio di andare alla fonte, così ricca, ne approfitto per un paio di occasione per guardare sotto il letto e sopra l'armadio.

e cominciamo dagli entusiasmi di Obama apparentemente quasi contradditori, solo appunto apparentemente. Non dico che quel che scrive il NYT o, da altre parti, il Guardian siano verità assolute e via elencando, ma già il fatto stesso che vengano pubblicati, anche con risalto, questi articoli esprimono opinioni e interessi di parti "forti" sia economiche che politiche, con cui gli italiani, il nostro Ministro degli Esteri e quanti, imprenditori e no, devono muoversi là dove questi articoli si leggono e si commentano.

MILANO - Auricolari segreti per ascoltare e analizzare i colloqui dei leader riuniti a L'Aquila. Durante i vertici del G8 i colloqui tra i capi di Stato non vengono ascoltati da altri che lo sherpa che li accompagna, una regola solitamente rispettata salvo inconvenienti. Secondo il Financial Times, però, gli organizzatori italiani del G8 hanno trovato un escamotage per permettere alla delegazione italiana di ascoltare lo svolgimento dei lavori di mercoledì, prima giornata del vertice, attraverso auricolari, da una stanza vicina al luogo dell'incontro. Il quotidiano britannico sostiene che l'obiettivo del collegamento audio sarebbe apparentemente quello di trasmettere velocemente suggerimenti a Silvio Berlusconi attraverso il suo sherpa.

FT scrive inoltre di aver appreso di questo escamotage da una fonte, indicata come un alto funzionario che ha chiesto l'anonimato. Il giornale sostiene che, stando ad un documento di cui ha preso visione scritto da uno tra gli organizzatori, sulla questione veniva richiesta massima discrezione: «Fate attenzione a non parlare alle altre delegazioni del nostro sistema, altrimenti vorrebbero usufruirne anche loro e non è possibile», si legge in un articolo sul sito online aggiornato dopo le 23 di mercoledì, ora di Londra. Il giornale segnala poi, citando un testimone, la presenza di Bruno Vespa nella zona di alta sicurezza. Il portavoce ha negato che Vespa abbia potuto ascoltare i colloqui riservati.

SUGGERIMENTI IN TEMPO REALE - La funzione del collegamento audio - scrive il FT - avrebbe dovuto essere quella di fornire in tempo reale suggerimenti al premier italiano Silvio Berlusconi, che è presidente del G8. Per prassi le riunioni dei leader del G8 non vengono registrate e non ci sono collegamenti audio con l’esterno. I vari capi di governo sono accompagnati solo da uno "sherpa", il quale può comunicare con le delegazioni all’esterno della sala attraverso una penna digitale. Marco Ventura, un portavoce di Berlusconi, ha negato l’esistenza di qualsiasi collegamento audio: «Quello che si sono detti è rimasto nella stanza. Non c’è alcun canale di comunicazione tra i leader e l’esterno, ad eccezione delle penne digitali. Non c’è alcun canale segreto per il presidente del G8 (Berlusconi) diverso dagli altri».

TIMES: LODI A NAPOLITANO - La maggior parte della stampa estera si è concentrata in particolare sull'elogio di Barack Obama al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Al suo arrivo a Roma, il presidente degli Stati Uniti ha lodato pubblicamente il «grande leader» dell’Italia, figura che riscuote «l’ammirazione di tutto il popolo italiano» non soltanto per il suo incarico pubblico ma anche per la sua «integrità e gentilezza». «Voglio confermare che ogni cosa che ho sentito su di lui è vera: è uno straordinario gentleman e un grande leader di questo paese», ha detto Obama. Ma, ci tiene a sottolineare l’edizione odierna del Times, l’inquilino della Casa Bianca non parlava di Silvio Berlusconi, bensì del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

EL PAIS - Anche El Pais non ha fatto cadere nel vuoto gli elogi obamiani a Napolitano: in un articolo del suo inviato a L’Aquila, il quotidiano spagnolo spiega che il presidente statunitense ha dato prova di «finezza e abilità diplomatica», «con una lezione che è stata tanto sottile quanto ferma». Obama, scrive Miguel Mora, «ha evitato tutti i riferimenti diretti al primo ministro accusato per gli scandali della prostituzione» ed ha ricevuto «una ovazione delle forze di sicurezza e di soccorso tra le rovine del terremoto». Secondo El Pais, esprimendo apprezzamento per il presidente Napolitano, che «rappresenta nel migliore dei modi» l’Italia, Obama ha voluto utilizzare «una forma indiretta e squisita per marcare le differenze democratiche e morali».

GUARDIAN - Non molla d'altra parte il Guardian, che torna sulla polemica con Berlusconi e il ministro degli Esteri Frattini, che hanno parlato di «piccolo giornale» auspicandone «l’espulsione dal gruppo dei grandi giornali del mondo. Il quotidiano britannico sottolinea che critiche all’organizzazione del summit a L’Aquila sono state espresse anche dal prestigioso New York Times. E così il Guardian ironizza: «Se il New York Times non si qualifica come un "grande" giornale, allora questo dovrebbe essere un club davvero esclusivo».

INDEPENDENT - Su Berlusconi e sulla prima giornata del G8 si sofferma, infine, anche l’Independent. Il quotidiano britannico spiega che «è stato come se gli ultimi due mesi di appariscenti rivelazioni sulla sua vita privata non sono state altro che un orribile sogno». Tra le altre cose, il presidente del Consiglio ha accompagnato Barack Obama e la cancelliera tedesca Angela Merkel tra le rovine dell’Aquila ed ha preparato una grande accoglienza per le first lady del mondo. Tutte hanno un fitto programma di impegni, parallelo a quello del G8. L’unica a fare da sé sarà Carla Bruni Sarkozy, la quale - ricorda il quotidiano -, dopo la definizione di «giovane, bello e abbronzato» che Berlusconi diede di Obama, sentenziò: «Spesso sono felice di essere diventata francese».

Certo molti degli adoratori del nostro pirotecnico e molto maschio nostro PdC prendono queste osservazioni "estere" come un attentato all'Italia d'altra parte se uno è "burino" mica glielo spari in faccia. Anche Calderoli sa come comportarsi, quando non fa il padano doc, e quanto alla mascolinità è molto chiaro anche il nostro Ministro Brunetta, non certo un adone, ed è molto ironicamente chiaro a questo proposito. Devo dire che è molto simpaticamente "prof" da avvertire, come chiunque abbia fatto questo mestiere me compreso (da banale prof di Istituto tecnico per chimici, ma passare 8-14 ore di laboratorio a settimana con i ragazzi apre il cervello), le battute anche pesanti dei "propri" studenti.

Sì, le donne mi corteggiano molto ora che sono ministro.

Ma, diplomaticamente molti sono gli strumenti per classificare i propri interlocutori senza per questo insolentirli pubblicamente come spesso ama il nostro PdC specie quando è nell'ambito dei propri "circoli" o come quando vuole sollecitare applausi quando è circondato da NOI IMPRENDITORI, sottinteso NOI PADRONI.

Uno di questi modi sono gli errori di cui ci si scusa veloci o le esagerazioni alla Krusciov con lo scarpone battuto (forse) sul banco dell'ONU come ricorda chi ha un po' di anni.

Ma leggiamoci il segnalato Antonio Stella

Laggiù, a Washington, qualcuno non lo ama. Ricordate lo sfregio dell’anno scorso, quando le note consegnate ai giornalisti americani al G8 in Giappone traboccavano di accuse, malignità e veleni al punto da costringere la Casa Bianca a scusarsi? Bene: qualche cosa, al Silvio Berlusconi, è andata storta anche stavolta. Proprio nel giorno in cui incassava i sorrisi e l'abbraccio di Barack Obama, portato in maniche di camicia tra le macerie di questa città così bella e gentile, il malloppo di fogli dato ai giornalisti Usa per «infarinarli» intorno ai protagonisti del viaggio presidenziale rifilava al Cavaliere una nuova stilettata. Sette-righe-sette di micro biografia. Data e luogo di nascita, nazionalità, professione, ultima vittoria elettorale, data d'inizio del nuovo governo.

Uno sberleffo, in rapporto allo spazio dato a tutti gli altri. Certo, la massima sintesi a volte può essere un segnale di sobrietà. Basti ricordare come Eugenio Montale, coprendo automaticamente di ridicolo tanti suoi colleghi che descrivevano le proprie piccole faccende con sdiluvianti ricostruzioni di pagine e pagine quasi avessero da raccontare le gesta di Alessandro il Grande, riassunse se stesso sulla «Navicella» parlamentare: «Montale Eugenio. È nato a Genova il 12 ottobre 1906 e risiede a Milano. Dottore in lettere, giornalista, scrittore, poeta, premio Nobel per la letteratura nel 1975».

Questa asciuttezza ha un senso, però, se è scelta dal protagonista. Non se viene usata da una manina altrui per marcare maliziosamente un distacco. Per tentare di capirci qualcosa occorre appunto ripartire dall'anno scorso. Quando il «Press kit» preparato dall'ufficio stampa della Casa Bianca (con impresso in copertina il sigillo del presidente) a uso dei giornalisti americani al seguito di George Bush al G8 di Hokkaido, in Giappone, era piuttosto «inusuale» nel mondo ovattato dei vertici internazionali.

Diceva infatti che il premier italiano «è uno dei leader più controversi nella storia di un Paese conosciuto per la corruzione e il vizio del suo governo». Lo liquidava come «un dilettante della politica che aveva conquistato la sua carica importante solo mediante l'uso della sua notevole influenza sui media nazionali», ricordava che era stato accusato di «corruzione, estorsione e altri abusi di potere che lo costrinsero a dimettersi nel 1994», rideva degli anni giovanili quando «aveva cominciato a fare soldi organizzando spettacoli di burattini a pagamento» e «faceva i compiti di scuola ai compagni di studi in cambio di denaro». Per non dire della iscrizione alla «sinistra loggia massonica P2 che aveva creato uno Stato dentro lo Stato».

Parole pesanti. Soprattutto rispetto agli assai più moderati profili di certi presidenti africani al potere da decenni. Come il ritratto dedicato nel «Press kit» attuale all'uomo forte dell'Angola Josè Eduardo Dos Santos, di cui si racconta asetticamente che si è laureato in ingegneria petrolifera nell'Urss, che è diventato presidente dell'Angola dopo la morte di Agostino Neto nel 1979 (trent'anni fa: in un Paese martoriato dalla guerra civile...) e che è sposato con "lady Anna Paola dos Santos" che gli ha dato tre figli... Ma sproporzionate soprattutto rispetto a quello che era allora il capo della Casa Bianca, quel George W. Bush che aveva con l'«amico Silvio» un rapporto speciale. «I sentimenti espressi nella biografia non rappresentano il punto di vista del presidente, del governo americano o del popolo americano», si precipitò a scrivere Tony Fratto, il vice portavoce della Casa Bianca, riconoscendo che quel profilo usava «un linguaggio che insulta sia il premier Berlusconi che il popolo italiano».

E proseguiva: «Ci scusiamo con l'Italia e col premier Berlusconi per questo spiacevole errore». Il Cavaliere accettò le scuse: pietra sopra. Tutto poteva immaginare, quindi, tranne il nuovo sgarbo di ieri. Che è tutto nel confronto coi ritratti degli altri protagonisti e comprimari del viaggio di Barack Obama a l'Aquila, a Roma e in Ghana.

Una pagina e mezza viene dedicata al presidente della Commissione dell'Unione africana Jean Ping, del quale si ricorda che si è laureato a Parigi in scienze economiche, che ha lavorato all'Unesco ed è stato ministro delle poste del Gabon. Due al presidente algerino Abdelaziz Bouteflika.

Due abbondanti al successore di Mandela alla guida del Sudafrica Jacob Zuma, quasi due e mezzo al turco Recep Tayyp Erdogan, due al brasiliano Luiz Ignacio Lula da Silva, tre al cinese Hu Jintao e all'egiziano Hosny Mubarak, compresa la lista delle medaglie, delle decorazioni militari e delle lauree ad honorem ricevute in giro per il mondo.

Due al presidente del Ghana John Atta Mills, nel quale si specifica che è originario di Ekumfi Otuam, che si è diplomato alla scuola secondaria Achimota, che ha studiato a Stanford e pubblicato una dozzina di libri tra cui «L'esenzione dei dividendi dalla tassazione sul reddito: una valutazione critica».

E Berlusconi? Come dicevamo: sette righe. Contro le tre pagine di Giorgio Napolitano. Con la precisazione, vagamente offensiva, che quelle poche note sono tratte da BBC News e da un'agenzia della Associated Press.

Come se l'anonimo autore della schedina non si fidasse del sito Internet ufficiale di palazzo Chigi (dove l'epopea berlusconiana viene ripercorsa, diciamo così, record dopo record) neppure sulle date. Dirà forse il Cavaliere, facendo buon viso a cattivo gioco: sono così famoso da non avere bisogno di piccole biografie.

Sarà. Ma anche il Papa è abbastanza noto. Eppure il «Press kit» ha ripreso integralmente quattro pagine biografiche del sito ufficiale vaticano: dalla madre cuoca alla tesi di laurea ("Popolo e casa di Dio nella dottrina della Chiesa di Sant'Agostino"), dalla fondazione della rivista di teologia "Communio" alla laurea ad honorem del College of St. Thomas in St. Paul in Minnesota...

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giovedì, 09 luglio 2009

cronache calendario alla mano dall'Abruzzo

2 maggio 2009: 10 settembre 2009 case ai terremotati

14 giugno 2009: dal 15 settembre case ai terremotati

25 giugno 2009: a settembre chiusa tendopoli

3 luglio 2009: Aquila day, a settemre fuori dalle tende

8 luglio 2009

COPPITO (L'Aquila) – (dall'inviato Piero Fornara).

I leader del G-8 «sono tutti felici di essere qui a portare il loro contributo a quella che è diventata la capitale del dolore»: così ha esordito il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nella conferenza stampa al termine della prima giornata del vertice, ringraziando i capi di Stato e di governo «per avere accettato di spostare il G-8 dalla Maddalena all'Aquila».

Berlusconi ha assicurato che tutti gli sfollati del terremoto in Abruzzo «avranno un tetto per metà novembre». Il presidente del Consiglio ha poi annunciato che ci sarà un nuovo «G-8 entro l'anno, per vedere quale sono i sistemi più avanzati a livello tecnologico per fare fronte alle conseguenze delle calamità naturali, e credo che torneremo qui all'Aquila per tenerlo».

Passando agli altri temi del vertice Berlusconi ha spiegato che «abbiamo affrontato il Global Legal Standard dando un avanzamento agli studi dell'Ocse e di altri organismi internazionali affinchè al G-20 di settembre a Pittsburgh ci sia la presentazione di regole condivise da tutti e globali».

Per i paesi più poveri il presidente del Consiglio ha detto che «con gli aiuti del Global Fund abbiamo curato milioni di bambini», ammettendo che «l'Italia è in ritardo per i fondi promessi, ma abbiamo avuto la vicenda del terremoto che ci ha tenuto molto impegnati.

Come d'accordo, entro fine anno daremo il nostro contributo al Global Found; abbiamo inoltre deciso – ha proseguito – di aumentare i sussidi economici in modo tale da poter aumentare anche il numero dei vaccini. Abbiamo introdotto un meccanismo di rendicontazione per sapere quello che abbiamo fatto e quello che ancora dobbiamo fare».

Poi è successo qualcosa lassù nel cielo, purtroppo non definitivo, ad esempio impedendogli la parola per un po', per evitarci altre allegre interpretazioni del calendario. Bellissima l'invenzione del promemoria per la rendicontazione, in fondo basta un pc, il collegamento internet (anche a 236.8 kbps) e un motore di ricerca, come ho fatto io.

Terminata la dichiarazione alla stampa, Berlusconi ha rischiato un maldestro ruzzolone: è infatti inciampato mentre scendeva gli scalini del palco, proiettandosi in avanti senza controllo: provvidenziale l'intervento dei body guard che gli hanno evitato di cadere.

Forse per non sfigurare con Obama aveva i trampoli e non i soliti dentroscarpa.

Non credo servano ulteriori commenti, anche per l'informatissimo LEONARDO 58. Non da Vinci, da Splinder.

giovedì, 09 luglio 2009

con La Maddalena si scherzava, con Porto Torres si fa sul serio perchè con l'ENI non si scherza.

e così adesso si vedrà fino in fondo se Cappellacci era un semplice paraculo, non conosco il sardo così bene da esprimermi locale, o un politico serio con carattere e motivazioni proprie.

certo in fondo è un problema da "poveretti", cosa sono 500 operai che rischiano il posto di lavoro. Mettiamoci pure mogli e figli e magari qualche nonno faranno in tutto 2/3000 persone. E poi l'indotto?

ah! l'indotto? ma il futuro della Sardegna è altrove, lo sanno da sempre i sardi visto che son di più quelli emigrati, negli anni, di quelli rimasti là dove son nati.

Ma leggiamoci La Nuova Sardegna, delle lagrime della Unione Sarda importa poco, Cagliari non vive di industria.

Eni annuncia: fermiamo tutto

Un colpo di grazia per l’economia di Porto Torres. La svolta alla vigilia dello sciopero regionale e del vertice col governo

PORTO TORRES. Ormai è evidente che le cose peggiori per il territorio del nord Sardegna capitano sempre d’e state. E in concidenza con appuntamenti che, solitamente, distolgono l’attenzione generale: il G8 all’Aquila dopo averlo sottratto - anche quello con un annuncio al volo, comunicato al presidente della Regione attraverso una dichiarazione in tv - alla Maddalena è il caso di oggi. La lista, in effetti, sarebbe fin troppo lunga da compilare. Ma la chiusura dello stabilimento petrolchimico di Porto Torres - perchè tale è se si decide la fermata del cracking che è il cuore, debole ma ancora pulsante, della vecchia fabbrica - è una di quelle cose che non puoi mettere nel conto, neppure se a annunciarla fosse un irresponsabile. Saltano da un giorno all’altro 500 lavoratori, più tutti gli effetti a catena.

Accade anche questo in Sardegna, e l’effetto immediatamente successivo è quasi patetico, perchè improvvisamente si svegliano tutti, specie quelli «dormienti» del «governo amico» che si erano affannati - sino a qualche giorno fa - a tranquillizzare lavoratori e sindacati: la chimica non si tocca. Infatti, si demolisce: a un giorno dall’inizio del G8, a due dallo sciopero del settore Industria, a dieci dal vertice con tanti ministri sbandierato dal sottosegretario Gianni Letta e dal governatore Cappellacci come l’i ncontro per rilanciare la Sardegna.

Si riparte, è vero, ma da una chiusura. L’Eni l’ha annunciata ieri mattina: il cracking del petrolchimico di Porto Torres si ferma dal primo di agosto «e per un periodo temporaneo di almeno due mesi». L’ azienda ha dato le motivazioni chiare, che sono anche queste note: risultato operativo annuo negativo per circa 70 milioni di euro, scenario sfavorevole per tutto il settore petrolchimico europeo, cracking «strutturalmente inefficiente, con un margine di contribuzione unitario consuntivo nei primi cinque mesi di -179 euro/ton di etilene prodotto (contro una media degli altri cracker di Polimeri Europa di 19 euro/ton). Numeri da brivido, ai quali occorre affiancare alcuni quesiti: chi ha obbligato l’Eni a stare in quella condizione? E perchè, sapendo che il cracking era «strutturalmente inefficiente», non sono stati fatti gli investimenti necessari

Un annuncio strano, così come strana è la vicenda. Mentre i sindacati nazionali dei chimici di Cgil, Cisl e Uil incontravano l’E ni per una valutazione «riservata» della decisione, la notizia girava già in Sardegna ed era sul tavolo del presidente della Regione Ugo Cappellacci. Il governatore conferma il «brevissimo preavviso», stavolta non dice di volersi incatenare con gli operai, parla di «decisione inaccettabile e sconcertante» e convoca per oggi a Roma, nella sede della Regione, una riunione straordinaria della giunta aperta ai capigruppo di maggioranza e opposizione e ai parlamentari sardi.

«E’ un atto di arroganza che non si capisce da dove arriva - afferma Tore Corveddu, segretario nazionale dei chimici della Cgil -, una provocazione irresponsabile da fare adesso. Forse perchè c’era la preoccupazione che i commissari di Vinyls potessero scoprire e raccontare cose diverse da quelle riferite finora all’Eni?».

Il territorio è preoccupato per ciò che può accadere. «Si rischia un disastro sociale gravissimo - sottolinea il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau - siamo alla chiusura dall’oggi al domani, è ciò che voleva l’Eni e il Governo non ha fatto niente per impedirlo». Così anche il sindaco di Porto Torres Luciano Mura: «Hanno lasciato intendere che la situazione fosse sotto controllo, invece l’Eni stava solo aspettando il momento per il colpo di grazia. Si renderà conto che il nostro è un territorio che ha la dignità e la forza per continuare a lottare». E Alessandra Giudici, presidente della Provincia: «Il processo di smantellamento della chimica è in atto - i timori degli ultimi mesi si stanno materializzando, a dispetto della volontà del territorio e delle promesse fatte dal governo».

Emblematico il commento di Ludovico Vito del Pd, componente della commissione Attività produttive che pochi giorni fa ha partecipato al sopralluogo al petrolchimico: «L’annuncio della chiusura annulla le indicazioni del ministro dello Sviluppo economico, offende la Commissione che il 29 giugno a Porto Torres era stata rassicurata sulle iniziative congiunte Eni-ministero dello Sviluppo».

Cgil, Cisl e Uil puntano allo sciopero di venerdì: «La decisione dell’Eni - hanno detto Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca - rafforza le ragioni che hanno portato a proclamare la manifestazione. Ancora prima dell’incontro fissato per il 17 a Palazzo Chigi, sarà indispensabile il ritiro del provvedimento di chiusura del petrolchimico di Porto Torres».

Chissà le grasse risate che si saran fatte in quel d'Abruzzo in questi giorni fra i grandi del G8 (quelli targati Italia). Già. ci sa fare, prima li ha illusi con il G8, l'ENI e i Russi in spolvero elettorale, poi zacchete e di volata, via La Maddalena (con ancora da capire se è la Marcegaglia ad averci guadagnato o rimesso), quindi con il cazzo che i russi investono, infine (ma è poi finita?) l'ENI nel gran finale post elettorale di adesso.
***
TERRA BRUCIATA in Sardegna, per i sardi veri, quelli del monte, è roba che non li riguarda, per gli altri in fondo un futuro da camerieri ed escort non è poi così male. E poi la chimica? Vi siete già dimenticati di SARROCH e di Moratti!
 
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mercoledì, 08 luglio 2009

c'è chi si diletta a dare in tempo reale i link degli educati comportamenti degli ospiti, c'è chi legge un po' di più. E c'è chi commenta i dati internazionali.

Da Il Messaggero

Sostenitori, impreparati documentalmente, del Vate, cui riservano la loro totale e completa adorazione, quali i precedenti biblici pagani riservavano al Vitello d'Oro. La risposta alle loro patetiche difese dell'attuale esecutivo, al cui vertice si pone l'indiscusso individuo , senilmente disturbato da voglie perverse, stà tutta nei dati riassunti nell'articolodi cui sopra. I valori, in negativo, dell'Italia, superano costantemente ed abbondantemente in peggio, la media dei paesi EU.= E questi pupi, senza puparo, si dilettano nell'esercizio di preveggente ottimismo.= Abbiamo i tassi d'interesse più bassi , da oltre in ventennio, con coseguente risparmio miliardario di oneri finanziari dovuti al debito pubblico, e ciononoctante, lo stesso nell'arco di 18 mesi è passato da 1.594 miliardi a 1.750,4 miliardi al 30/6/09.= Che geni della Finanza, che amministratori dda comunità montana.

commento inviato il 08-07-2009 alle 15:35 da mario l'originale

Il Messaggero, noto quotidiano residuale del Comintern riporta quei dati che molti dei nostri maggiori vorrebbero non fossero pubblicati perchè impediscono il sorgere della fiducia, quella fiducia che anche i polli di allevamento inconsapevolmente hanno da quando le brave galline, opportunamente fecondate dai galli del potere, hanno prodotto le uova perchè entrino in quel ciclo cosìben congegnato per avere tutti quelle belle confezioni variegate che i cannibali umani troveranno al reparto carni.

Fmi taglia stime crescita pil Italia: -5,1% «Verso uscita recessione, ripresa debole».

Crolla pil eurozona: nel primo trimestre - 4,9%. Il pil di Eurolandia nel primo trimestre del 2009 è crollato del 2,5% rispetto al trimestre precedente. Lo rende noto Eurostat, l'ufficio europeo di statistica, che nella sua seconda stima conferma così le precedenti. Si tratta del calo più marcato dalla nascita dell'euro. Nell'Unione europea il calo è stato invece del 2,4%. Su base annua, rispetto al primo trimestre 2008, il pil del primo trimestre è crollato del 4,9% nella zona dell'euro e del 4,7% nell'Ue. Nel quarto trimestre 2008 il tasso di crescita era stato -1,8% in entrambe le zone. Il dato peggiore nella zona euro resta quello della Germania (3,8%), seguita da Olanda (-2,8%) e da Italia e Austria (-2,6%). Ma tutti gli Stati membri hanno avuto un segno negativo, tranne Polonia e Cipro.

Nel primo trimestre dell'anno le spese per i consumi delle famiglie sono diminuite dello 0,5% nella zona dell'euro e dello 0,6% nell'Unione (dopo un -0,4% e un -0,7% del trimestre precedente). Gli investimenti hanno visto un crollo del 4,1% nella zona dell'euro e del 4,5% nell'Unione (dopo un -4,1% e un -3,4%), le esportazioni sono diminuite dell'8,8% nella zona dell'euro e dell'8,3% nell'Ue-27 (dopo un -7,3% e un -6,6%). Le importazioni hanno segnato un calo del 7,6% nella zona dell'euro e del 7,8% nell'Ue-27 (dopo -5,2% e -5,4%). Tra i principali partner dell'Ue, il Pil è calato dell'1,4% negli Usa, mentre quello del Giappone del 3,8%.

Con l'occasione qualche notiziola dal G8

Obama: grande integrità Napolitano, vero leader morale. Il presidente Giorgio Napolitano gode di «una reputazione meravigliosa», «dell'ammirazione di tutto il popolo italiano, non solo per la sua carriera politica, ma anche per la sua integrità e gentilezza: è un vero leader morale e rappresenta al meglio il vostro Paese». E' il commento di Barack Obama che oggi ha incontrato Napolitano al Quirinale. Da parte sua il presidente della Repubblica ha parlato di «forte convergenza di veduta tra il presidente Usa Obama, l'amministrazione Usa e governo italiano sulle misure anticrisi».


ROMA (8 luglio) - Salta l'accordo di riduzione delle emissioni di gas serra del 50% entro il 2050. Si apre con una sconfitta il G8 dell'Aquila al quale partecipano i leader di Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Russia, Canada e Giappone. Era proprio il clima, accanto alla crisi finanziaria, uno dei temi principali del summit che si svolge nella caserma della scuola della Guardia di Finanza di Coppito, in Abruzzo. Il tema verrà affrontato domani al Major economies Forum, cui, oltre ai paesi del G8, partecipano anche Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa.

Silvio Berlusconi ha commentato che fra i partecipanti del G8 c'è un accordo sostanziale sul clima, ora bisogna «verificare» se sia possibile un'intesa con India e Cina.

Dimenticavo

In Germania l'indice della produzione industriale ha registrato a maggio un incremento del 3,7%, dopo un calo del 2,6% ad aprile (il dato è stato rivisto al ribasso da un -1,9% preliminare). Lo rende noto il ministero dell'Economia. Il balzo mensile di maggio è il più elevato da agosto 1993 e ha superato le attese degli economisti, che avevano stimato una crescita dello 0,5%. Su base annua la produzione industriale é scesa del 17,9%. La produzione manifatturiera é salita del 5,1% mentre quella edilizia é scesa del 3,2%.

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categoria:politica, esteri, economia, popolo, potere
mercoledì, 08 luglio 2009

queste due parole mi è impossible dissociarle dalla voce del Papa polacco, una voce sonora anche verso la fine.

oggi serve a introdurre questo G8, con le alternative poste sul piatto da subito.

da una parte il NYT il cui articolo prima ancora di riguardare l'Italia rivela che gli USA hanno ritrovato l'orgoglio, l'orgoglio della responsbilità che questa America, incagliata incagnaglita e incastrata dalla politica di BUSH in un ruolo di difesa e di paura, riprende un cammino aperto rinnovando e svecchiando tutto, non tanto come fatto puramente anagrafico, ma come necessità di ripensare l'economia, la riscoperta dei diritti di tutti i suoi cittadini, l'apertura di principio verso gli altri, senza per questo rinunciare alla necessità di agire.

esempi, a mio avviso, il problema Iran, quello Israele-Palestina, il riconoscimento del ruolo della Russia, ormai non più URSS=demonio, l'Afganistan. Su quest'ultimo è significativo il ruolo nuovo dell'esercito, quello che cammina a piedi, che si appropria del territorio e lo occupa, quello che rinuncia, come deterrente principale, al ruolo indiscriminato degli aerei.

questo ultimo cambiamento avrà un peso non piccolo e porterà a molte più bare tornate a casa avvolte nella bandiera e meno "indigeni" di cui in qualche modo poi scusarsi.

LA GUIDA - Per questo, scrive il Nyt, «se questa sessione non vuole essere uno spreco di tempo e impegno, il Presidente Obama dovrà assumerne la guida», trasformando la fiducia politica che si è guadagnato negli ultimi sei mesi in capitale diplomatico. Il quotidiano invita quindi il Presidente americano a «fare nuove pressioni sulla Germania perché investa di più nel pacchetto di stimolo», a intervenire sugli altri leader per scongiurare «pericolose tendenze protezionistiche» e a sollecitare una «decisa presa di posizione da parte del G8, Russia inclusa», contro l’ambizione nucleare iraniana.

CLIMA - Sui cambiamenti climatici, gli Stati Uniti sono ancora molto indietro rispetto all’Europa, ammette il Nyt, per cui Obama dovrà fare pressioni sul Congresso americano perchè approvi la sua legge per la riduzione delle emissioni. Al vertice, i leader del G8 «dovrebbero impegnarsi a rispettare l’obiettivo» di raddoppiare gli aiuti ai Paesi poveri, e «ogni Paese dovrebbe annunciare un contributo preciso per questo e il prossimo anno». «Tradizionalmente è l’ospite a dettare tono, tema e agenda di questi incontri - prosegue il quotidiano - ma il premier italiano, Silvio Berlusconi, ha speso gran parte delle sue energie, nelle ultime settimane, a cercare di eludere le accuse pubblicate dalla stampa sulle sue frequentazioni con escort e minorenni. "Showmanship": forse. Leadership: no». «Tutti i Paesi presenti all’Aquila hanno un chiaro interesse a favorire una più forte e rapida ripresa economica, a fermare la corsa nucleare dell’Iran, a rallentare il riscaldamento terrestre e a sostenere lo sviluppo delle nazioni più povere del mondo - conclude il Nyt - spetta ad Obama ricordarlo ai leader e stimolarli».

L'altra alternativa?

Ma l'ha già proclamata il nostro Capo del Governo che non si presenta con un proprio manifesto, una propria visione, e allora sbandiera il poclama di un altro CAPO di STATO, lo fa proprio perchè ne ha paura, una paura squisitamente elettorale e non solo, una paura tutta personale perchè è l'unica "moralità" a cui ricorrere, altra non c'è nè nei rapporti sociali interni, nè nella gestione della economia (governando, ad esempio, i grossi interessi in gioco spesso fra loro in contrasto duro).

Certo cosa difficile quando si è parte non piccola di questi interessi ribaldamente contrapposti.

E non parliamo degli aiuti ai paesi "poveri" con cui ci presentiamo con miliardi da spendere, gli altri suppongo perchè, come noto, noi finora abbiamo contribuito con il 3%, non del nostro PIL, e neppure del totale mondiale versato, semplicemente il 3% di quello che avevamo promesso con la solita bocca larga delle rane presentuose.

Nella conferenza stampa di presentazione del summit, dopo aver citato il miglioramento dei rapporti tra Russia e Usa («Premia gli sforzi dell'Italia»), sostiene che «nonostante gli attacchi di una certa stampa» gode del «64,1 per cento di fiducia» da parte degli italiani: «Un conto è la realtà, un conto le calunnie».

E cita alcuni passaggi del messaggio preparato per l'occasione da Benedetto XVI, in particolare l'«apprezzamento» per la scelta dell'Aquila come sede del vertice. Poi illustra il programma dell'incontro.

Spiega che il primo giorno sarà dedicato al G8 «tradizionale», quello ristretto, che permetterà di affrontare temi come la lotta al terrorismo, l'economia globale e la sicurezza alimentare e che verranno riassunti nelle dieci dichiarazioni finali.

La seconda giornata sarà riservata al cosiddetto G14, vale a dire gli otto Grandi, più Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica, oltre all'Egitto, scelto per la sua importanza strategica per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente.

Pur considerando «molto importante» questo incontro allargato, Berlusconi sostiene però «che va mantenuto come punto di riferimento il formato attuale», cioè il G8.

italian style

La vignetta è del TIMES di Londra. Magari ci sarà una delle sue famose cravatte per ognuno dei 4000 giornalisti ai quali molti movimenti e interventi sarano limitati, lasciando ampio spazio agli operatori TV, forse meglio controllabili e meno impertinenti.

Cerchiamo di consolarci leggendo Sergio Romano che dà una lettura nell'insieme positiva del'Italia anche se è una lettura che è più merito degli italiani impegnati in tutto il mondo in situazioni di crisi, che di chi li ha governati.

Nelle zone di crisi dell’ultimo decennio, dalla Jugoslavia all’Afghanistan, siamo stati presenti con uomini e donne che hanno fatto scrupolosamente il loro dovere e creato sentimenti di simpatia per il loro Paese.

In Libano, durante la guerra del 2006, il governo è riuscito a creare una forza internazionale che ha giovato, se giudichiamo dal risultato delle ultime elezioni, alla stabilità della regione. E’ facile ironizzare sull’Italia che gioca contemporaneamente su molti tavoli e riesce a essere amica di tutti. Ma chiunque abbia occasione di andare in giro per il Mediterraneo e il Medio Oriente si accorge che abbiamo un credito e una simpatia che possono servire sia all’Unione mediterranea di Nicolas Sarkozy, sia alla nuova politica di Barack Obama verso l’Islam. Gli accordi con la Libia, anche se momentaneamente appannati dallo stile operettistico di Gheddafi, sono utili per tutti, non soltanto per noi.

Ma anche Sergio Romano non può evitare di sottolineare che tutto sto G8 è bene diventi decsamente più largo, senza per questo richiamare il G20, ben sapendo che, in questo caso, l'Italia emergerebbe soprattutto per le note buffonate ampiamente già viste. Del resto non solo lì. Chi non ricorda il nostro al telefonino con cui, diceva LUI, risolveva i problemi metre gli altri cicalavano.

Non sono sicuro che il G8 sia l’organizzazione più adatta ad affrontare i problemi dei prossimi anni. Ma se mi guardo attorno e confronto la politica italiana con quella di altri Paesi, non credo che siano soltanto sette quelli che hanno il diritto di farne parte.

Concludendo, oltre allo slogan d'attualità Grappa BOCCHINO, moriremo americani o papalini?

Sarebbe così bello, intanto e almeno, vivere da EUROPEI, così quando toccherà morire chi rimane, e sono figli nipoti amici vicini, ITALIANI, avrebbero qualche chance in più.

(anche con il nuovo onoreole europeo in più). 

DIMENTICAVO

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martedì, 07 luglio 2009

poverino in Italia non sono nè spiritosi nè intelligenti così, visto che era l'ultimo giorno per decidere, andrà a cantare funiculì funicolà in EUROPA

SCELTA ANTICIPATA - La decisione di Matteo Salvini, giunta al termine di questa giornata di polemiche, anticipa tuttavia una scelta che il deputato del Carroccio, neo-eletto a Strasburgo, avrebbe dovuto in ogni caso fare. La carica di parlamentare italiano è infatti incompatibile con quella di eurodeputato. Salvini è anche capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Milano. «Le mie dimissioni dalla Camera - dice Salvini al telefono- non c’entrano proprio nulla le polemiche di oggi. Sono legate alla mia scelta di voler fare il parlamentare europeo e il termine per le opzioni scade oggi».

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categoria:politica, canzoni, europa
martedì, 07 luglio 2009

meglio uno ricattabile!

Da La Stampa

(...)

Nessun peso, stranamente, viene attribuito all’ultima dura «scomunica» della Chiesa, quel «gaio libertinaggio» evocato da monsignor Crociata che, sempre secondo il segretario generale Cei, invera «la parola lussuria». «Perché, forse si riferiva al premier?», cadono dalle nuvole a Palazzo Chigi, «dài, non è possibile...».

Altri consiglieri, più addentro nei rapporti col Vaticano, sospirano: «Sì, sapevamo che i vescovi italiani sono critici nei confronti di Berlusconi. Ma la Santa Sede la pensa diversamente», va in scena il solito «cerchiobottismo» ecclesiastico. «Io non ho nulla da cui riscattarmi», insiste il Cavaliere.

Nelle prossime ore potrebbe esserci addirittura un gesto di incoraggiamento dai Sacri Palazzi, i fedelissimi del premier attendono un segno della fiducia che Benedetto XVI tuttora ripone nel Lussurioso. In cambio, Berlusconi è pronto a mettere sul tavolo del G8 i temi dell’Enciclica papale, che viene resa pubblica oggi.

C’è da scommettere che qualche eco, e forse parecchio di più, se ne troverà in uno dei dieci «statement» conclusivi.

martedì, 07 luglio 2009

se passassi di là mi parrebbe di essere tornato nella mia Trieste degli anni '50, ma allora gli off limits erano per i militari alleati a cui era esclusa la zona di CAVANA, quella zona così ricca di "case di tolleranza" per tutte le tasche, dalle 250 lire per la corsa semplice alle 400 per la doppia corsa.

che il grande tendone voglia escludere indiscrezioni su analoghe faccende?

Al secondo giorno di Zona Rossa, comunque, la caserma è definitivamente isolata dal resto del mondo. Degli affanni e dei mugugni dei terremotati, per i quali buona parte delle strade sono off-limits e si devono infilare tutti nelle poche arterie disponibili, a Coppito non arriva nemmeno l’eco. Ma la stretta della sicurezza s’avverte fin da Roma. Ci sono decine di pattuglie lungo i centocinquanta chilometri di autostrada. Non c’è svincolo, casello, o ponte, che non abbia un uomo di guardia. Se non sono agenti di polizia o carabinieri, sono soldati dell’esercito. Un paio in mimetica, con il loro fucile mitragliatore, stanno di vedetta pure sotto il primo viadotto dell’autostrada. Si vede che c’era il timore che qualcuno mettesse dell’esplosivo sotto i piloni.

Il centro di Roma è blindato quanto L’Aquila. Quindicimila gli agenti mobilitati. Le forze armate, da parte loro, hanno schierato 2500 militari, 7 aerei, 1 velivolo sena pilota, 12 elicotteri e 1 ambulatorio mobile. Mobilitato anche un aereo radar Awacs della Nato. Impressionano le batterie di missili a difesa del piccolo aeroporto aquilano dove atterreranno i Vip. I Nocs prenderanno in consegna all’arrivo i leader più esposti, sia Obama, sia Gheddafi.

Da La Stampa

PS: attenti al portafoglio e alla casa, tutta la pula, l'esercito i caramba sono precettati per di là!

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