forse sarebbe bene che si rileggesse qualche pagina del Manzoni, a proposito di grida e di risultati, il Barenghi, un tempo direttore del Manifesto e oggi così contento di parlar male dei "nemici" della sinistra riformista, senza uno straccio di prova!
Bisognava aspettare Giulio Tremonti per riuscire ad ascoltare qualcosa di sinistra, o quantomeno di buonsenso progressista da un ministro dell’Economia.
Eppure il centrosinistra ha governato questo Paese per sette anni, e di ministri intelligenti, capaci e anche progressisti ne ha avuti addirittura quattro (Ciampi, Amato, Visco e Padoa-Schioppa). Ma non è mai successo che uno di loro dicesse quel che Tremonti ha avuto il coraggio di dire ancor prima di essere entrato nel pieno delle sue funzioni. Ossia il coraggio di dire che i sacrifici stavolta toccano alle banche, ai petrolieri e ai supermanager che guadagnano cifre da capogiro.
Demagogia, facile populismo, parole al vento alle quali non seguiranno i fatti? Può darsi, magari il neo responsabile dei conti pubblici non riuscirà a fare quel che ha detto, probabilmente le lobby si muoveranno (si stanno già muovendo) con tutte le loro armate per impedire questo «esproprio proletario» ai loro danni. Ma intanto Tremonti l’ha detto, e non è un caso che nel suo mirino siano finiti due settori (banche e petrolieri) tra i più discussi del capitalismo. Quelli che fanno soldi con i soldi (degli altri) o con il bisogno primario di tutti gli italiani di muoversi, produrre e far muovere le merci. E insieme con loro, quei grandi gestori delle imprese che, pur non essendo affatto parassitari, guadagnano cifre poco sostenibili per l’opinione pubblica.
Se Barenghi avesse pagato il pieno di tasca sua in questi ultimi mesi, avrebbe notatol'andamento dei prezzi dei carburanti non appena noto che si sarebbe votato. Visto che ha gli strumenti in mano (La Stampa ha fior di collaortori capaci di mettere in relazione prezzo al barile "in euro" e variazioni alla pompa), per trasformare una impressione di uno che fa 3/4000 km/mese con la realtà.
E andiamo alla precedente goernatura della coppia Berlusconi/Tremonti per l'analogo andamento e la enfattizzazione della quota di utile che dall'ENI passava nelle tasche dello stato, senza che nessuno facesse bene i conti. In fondo via ENI si tassavano tutti, specie chi non poteva mettere a costo i carburanti e risparmiare anche l'IVA. In quel periodo delle sorellone petrolifere l'AGIP, cioè ENI, era fra le più care e solo con il governo Prodi iniziò, al Self Service, una politica dei prezzi diversi. Vediamo quanto durerà.
Sarà interessante vedere, a proposito di banche, che relazione ci sarà fra ipotetiche maggiori fiscalità sulle banche, modifiche sui costi/ricavi degli enti tesorieri nei rapporti con l'agenzia delle entrate, piccole (che visti i numeri diventano enormi) variazioni di costo nelle operazioni singole, giorni di valuta on controllati, commissioni di massimo scoperto rimaste praticamente immobili, garanzie sulla non concorrenza garantita, rimborsi nelle anticipazioni e partecipazioni a grandi opere.
Quando i rapporti di mondi complessi, come banche e petrolio, nel controllo della realtà e milioni di "clienti" individualmente deboli ma complessivamenti enormemente grandi, chi perde è sempre il consumatore. Dove vanno a finire quei 4 centesimi di euro di differenza media fra il prezzo alla pompa delle "imprese private distributrici" e i distributori delle multinazionali? Chi accelera o rallenta il controllo delle portate volumetriche corrette delle colonne distributrici (ricordo che una ventata di controlli al Nord metteve in evidenza che quasi uno ogni quattro impianti erogavano, su comando, anche il 5% in meno di quanto espresso numericamente sotto gli occhi di chi faceva il pieno).
Ma è significativo il tono livoroso del Barenghi che, finalmente, poteva sputare sul governo Prodi.
Ma oggi nessuno osa prendersela con Tremonti per queste stesse ragioni, certo non lo si può accusare di essere un bolscevico, al massimo un colbertista no global. E allora applausi e apprezzamenti, finalmente qualcuno che ha il coraggio di colpire chi non è mai stato colpito. Ce l’avessero avuto i suoi predecessori di centrosinistra questo stesso coraggio forse oggi, chissà, Berlusconi non avrebbe vinto le elezioni. Perché magari alcuni milioni di elettori che avevano votato per quella parte politica si sarebbero sentiti rappresentati dai loro eletti e forse, chissà, anche una parte di quelli del centrodestra, ché pure loro fanno mutui, pure loro pagano benzina e gasolio sempre più cari, pure molti di loro non amano chi si arricchisce senza sforzo.
Invece niente, poche parole, pochissimi fatti (la lotta all’evasione fiscale ne è forse l’unico esempio), nessuna suggestione ideale, programmatica, alla fine politica. Potevano quantomeno provarci e pure se non ci fossero riusciti sarebbe stato quantomeno apprezzato il tentativo. Macché, troppo attenti a non farsi sparare addosso, spasmodicamente sensibili a qualsiasi refolo provenisse da quei settori del capitalismo che li guardavano con sospetto, tragicamente tremebondi di fronte a ogni articolo di fondo uscisse sui giornali, troppo legati psicologicamente al loro passato per non avere paura che qualcuno glielo ributtasse addosso. Basti ripensare a cosa è accaduto dopo quell’infelice e goliardico manifesto di Rifondazione - «Anche i ricchi piangano» - dentro l’Unione: prese di distanza, critiche impietose, condanne morali: noi non vogliamo far piangere nessuno, per carità, ma far ridere tutti. Invece piansero tutti (tranne le banche e i petrolieri) e tra una lacrima e l’altra votarono per Berlusconi (e per Tremonti).
Povero Barenghi, trascinato dal livore nega anche le pochissime cose che questo governo Prodi ha fatto (sotto l'insistenza Bersani), proprio sotto la continua mobilitazione, contro, della cosiddetta sinistra radicale.
E poi c'è una prova inevitabile, i vantaggi che hanno i grandi consumatori di soldi (multinazionali, grandi e medie aziende) qualcuno li pagherà, le disponibilità delle grandi banche italiane a sostenere eventuali ALITALIA o PONTI DELLO STRETTO chi le compenserà?
Prove banalissime, quando un prelievo bancomat di 250 euro ti costa anche due euro e mezzo (1% su soldi propri di chi preleva, secchi, cioè il 360% su base anno) chi ci guadagna? E parliamo poi della portabilità dei mutui, perchè le banche nicchiano tanto? che farà Tremonti su questo argomento? e le banche nicchiano un po' per non rinunciare a un guadagno ma, soprattutto, per difendersi (d'accordo tutte) dalla concorrenza che andrebbe a toccare i valori medi dei tassi.
In entrambi i casi, banche e petrolieri, tutto si risolverà con un prelievo fiscale apparentemente maggiore su di loro e un aumento più che doppio di costi dei clienti.
In pratica i due quasi monopolizzatori funzioneranno da esattori, indolori in apparenza, come già successo nei precedenti governi Berlusconi/Tremonti.
CHE BELLO SEDERSI SUGLI SLOGAN, SENZA NEPPURE L'AUSILIO DELLA VASELLINA!