venerdì, 04 luglio 2008

qualche giorno fa il BIONDINO, detto Tremonti, aveva annunciato che i soldi dei contratti pubblici eran già tutti da parte. Ed era vero, perchè il contratto, forse, li porterà però prima ha già proveduto ad alleggerire il resto.

Polizia, il Sap denuncia: per feriti in servizio stipendio dimezzato

ROMA (3 luglio) - Un poliziotto che rimane ferito in servizio si vedrà tagliare lo stipendio di oltre la metà. La denuncia arriva dal Sap, il Sindacato autonomo di polizia, secondo cui ciò avverrà perché il decreto legge 112/2008, quello definito "antifannulloni" e appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, non distingue tra dipendenti pubblici e operatori delle forze dell'ordine. A ciò, aggiunge il segretario del Sap Nicola Tanzi, si somma il fatto che i fondi stanziati sono insufficienti a garantire il turn over del personale e l'assunzione di migliaia di ragazzi provenienti dalle forze armate che hanno vinto un regolare concorso.

«Si tratta di un provvedimento che a nostro avviso potrebbe contenere elementi di incostituzionalità - prosegue Tanzi - e siamo fortemente mobilitati affinché, in sede di conversione di legge, le norme siano modificate, riconoscendo la specificità della professione delle forze di polizia».

L'articolo 71 del Dl 112/2008, sostiene il Sap, «prevede che nei primi dieci giorni di assenza per malattia sia decurtata ogni indennità a carattere fisso e continuativo, incidendo pertanto fino al 60% sulle retribuzioni dei poliziotti, composte in massima parte da questo tipo di indennità. Ma nel testo non c'è alcuna previsione per salvaguardare il poliziotto o il carabiniere che si ritrova in malattia per un incidente in servizio, come ad esempio una sparatoria: e l'articolo 70 aggrava ancora la situazione, perché sono abrogati tutti gli scatti stipendiali e i benefici fino ad oggi spettanti per una infermità dipendente da causa di servizio». La norma dunque «va cambiata: dall'esecutivo Berlusconi pretendiamo chiarezza - conclude Tanzi - senza le opportune modifiche, la via della mobilitazione sarà la scelta obbligata».

Ma ce n'è anche per gli altri "pubblici"

Statali, niente premi nel 2009
in attesa delle nuove regole

ROMA (3 luglio) - Per un impiegato del ministero dell’Economia nel 2009 la busta paga si ridurrà di 5 mila e 200 euro. Per uno dell’Inps la perdita sarà quasi della stessa cifra. Per uno delle agenzie fiscali siamo sui 4 mila euro. In altri ministeri il danno sarà più contenuto, sotto i mille euro annui. Ma quelli per cui andrà peggio sono i dipendenti del ministero della Salute: il prossimo anno il loro reddito totale si ridurrà di 9 mila e 500 euro.

Sono gli effetti del decreto Tremonti, che all’articolo 67 ha quasi azzerato i fondi per i contratti integrativi dello Stato. La misura viene direttamente collegata al progetto di riforma dei premi di produttività, che si prefigge di combattere il cattivo uso delle risorse per gli incentivi, troppo spesso distribuite a pioggia dalle amministrazioni.

In attesa della riforma, il decreto abolisce una buona parte dei fondi per un anno, mentre a partire dal 2010 li ripristina, sia pure con una riduzione che questa volta sarà definitiva: circa 1.700 euro annui in meno per chi lavora all’Economia, circa 2.500 alla Salute, 1.900 euro all’Inps, 1.800 euro alle agenzie fiscali, 1.300 euro alla Presidenza del Consiglio. In altri ministeri meno ricchi il taglio si ferma a 639 euro pro capite. Ma l’alleggerimento dei premi che partirà fra due anni riguarderà anche la scuola (in media 323 euro in meno a testa), gli enti di ricerca e l’università (circa 600 euro), le asl, gli ospedali, le regioni, le province (450 euro), i vigili del fuoco (750 euro).

Trattandosi di premi, le cifre sono ovviamente una media teorica: le risorse devono essere usare per riconoscere gli aumenti di produttività, dunque vanno distribuite in modo diseguale fra i dipendenti. E proprio qui sta il punto. La scelta di intervenire sul salario variabile serve sì a contenere la spesa pubblica (il risparmio supera i 500 milioni di euro il primo anno, e i 300 milioni a partire dal 2010). Ma allo stesso tempo la decurtazione contiene un giudizio del governo su come sono state utilizzati i contratti integrativi fino a oggi.

I premi di produttività è il ragionamento dei ministri Tremonti, Brunetta, Sacconi sono diventati una sorta di secondo stipendio fisso, invece di essere un incentivo a lavorare meglio e di più. Con un disegno di legge di Renato Brunetta, il governo spera di costringere i dirigenti delle singole amministrazioni a introdurre una reale meritocrazia nei loro uffici. Nel frattempo è meglio non sprecare soldi, quindi azzeriamo o quasi i fondi per un anno, poi li ripristineremo (sia pure ridotti) nel 2010. Non per niente i dipendenti pubblici sono stati anche esclusi dallo sconto fiscale sul salario di produttività concesso invece ai privati.

Certo, in questo modo vengono colpite anche le amministrazioni dove invece i premi venivano distribuiti in modo realmente selettivo. Di esempi ce ne sono diversi: l’Agenzia del Territorio, l’Agenzia delle Entrate, alcune direzioni del ministero dello Sviluppo, e molti altri ancora.

Inoltre non sarà facile far accettare ai dipendenti una perdita economica così pesante. Martedì scorso Brunetta ha incontrato i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. I sindacalisti hanno letto al ministro le cifre che mostrano le conseguenze dei tagli sulle tasche dei dipendenti pubblici.

Di fronte a quei numeri, pare che Brunetta abbia reagito con sorpresa: sapevo del taglio agli integrativi avrebbe detto ma non sapevo che avessero quella portata. Brunetta si sarebbe perciò impegnato a riaprire il discorso con Tremonti.

Chissà, magari il BIONDINO avrà pensato che fossero tutti impegnati a farsi raccontare le ultime novità sulle ministrelline...


postato da: kreben alle ore 05:34 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1   12 Luglio 2008 - 12:04
 
All'INPS tali compensi erano e sono dal 1989 legati alla produttività e al raggiungimento di obiettivi stabiliti annualmente. Tra questi il recupero dell'evasione contributiva (che coincidenza!), i tempi per la liquidazione delle pensioni e delle indennità di disoccupazione ecc.
Un solo esempio: a fronte di tempi medi di liquidazione attualmente inferiori al mese, la legge 241/90 prevede tempi di 120 giorni.
I tagli equivalgono a quasi il 20% dello stipendio annuale.
Il raggiungimento degli obiettivi era valutato struttura per struttura e
esistevano coefficienti di merito individuali nell'attribuzione.

Se questi sono questi i novelli Robin Hood...
utente anonimo

#2   13 Luglio 2008 - 13:22
 
il chè conferma che l'obiettivo è fare scena, anche per nascondere l'incompetenza specifica. Basti dire che il taglio sulla spesa pubblica è fatto in cifra singola, 30%. Su tutto, ovunque, dovunque. Purtroppo anche dalla parte dell'opposizione c'è una discreta incompetenza però più esperienza di governo e la possibilità di intervenire in modo competente. Nessuno discute della necessità, ma molto si risolve con la sicurezza del trasferimento o licenziamento se... Salvo a vedere il primo CdL imbecille veramente mandato a casa. Cosa che assomiglia tanto, nelle storie italiane di tutti, molto simile al periodo ipotetico della irrealtà. Saluti.
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